Le dimissioni di Liam Fox da ministro della Difesa del Regno Unito rappresentano un atto di civiltà politica. Troppi interrogativi, infatti, si erano ormai addensati sul ruolo e la figura del signor Fox.

La vicenda, dal punto di vista della comunicazione politica, è di grande interesse ed è ormai nota. Le immagini – peraltro liberamente disponibili in rete – che hanno “incastrato” il ministro britannico sono state trovate e ri-presentate da Filippo Sensi, blogger italiano, animatore di Nomfup (acronimo per “Not my fucking problem”, non a caso eredità linguistica di The Thick of It, una delle serie capolavoro della BBC sul ruolo degli spin doctor nella comunicazione politica). Le dimissioni del signor Fox rappresentano sicuramente un tassello importante per la rete, sempre più potenziale strumento di trasparenza e democrazia. “I vincitori morali di questa vicenda sono la Rete, che si è dimostrata ancora una volta straordinario strumento di trasparenza e democrazia, e i media britannici”, questa l’affermazione di Filippo Sensi, ripresa dall’Adn-Kronos. Per chi studia la comunicazione politica, un caso di grande interesse. Non tanto per l’esito quanto per le sue modalità di svolgimento.

La vicenda dell’ex ministro Liam Fox si sta aprendo a nuovi sviluppi. Il Guardian mette in luce aspetti che vanno ben al di là di favori personali e uso privato di soldi pubblici.  “David Cameron has been accused of allowing a secret rightwing agenda to flourish at the heart of the Conservative party, as fallout from the resignation of Liam Fox exposed its close links with a US network of lobbyists, climate change deniers and defence hawks. […] At the heart of the complex web linking Fox and his friend Adam Werritty to a raft of businessmen, lobbyists and US neocons is the former defence secretary’s defunct charity, Atlantic Bridge, which was set up with the purported aim of “strengthening the special relationship” but is now mired in controversy. An Observer investigation reveals that many of those who sat on the Anglo-American charity’s board and its executive council, or were employed on its staff, were lobbyists or lawyers with connections to the defence industry and energy interests. Others included powerful businessmen with defence investments and representatives of the gambling industry”. Così scrivono Toby Helm e Jamie Doward sul Guardian di oggi.

Significativa, fra le altre, la vicenda del “climate change” (uno dei temi di ricerca degli studiosi di comunicazione). Una task force impegnata per negarne l’evidenza, per fare media management in funzione del sottodimensionamento di un fenomeno globale. Interessi di pochi (pochissimi) contro le speranze e le vite di miliardi di esseri umani. Non è un caso che non solo il Labour ma anche i LibDem (il partito di Nick Clegg, alleato dei Conservatori nella coalizione di governo guidata da Cameron) chiedano spiegazioni alla Camera dei Comuni.

La vicenda, nata dalla rete, assume così nuovi elementi, interessanti e inquietanti. Il mix di interessi economici e politici è “potenzialmente esplosivo” come scrive il Guardian. E non solo per gli USA e il Regno Unito.