La comunicazione politica, come è noto, coinvolge diversi attori e non si esaurisce nelle campagne elettorali. Un elemento importante, per esempio, riguarda le strategie di rappresentazione (e di auto-rappresentazione) dei politici.

Le cerimonie publiche – nazionali e internazionali – occupano un posto importante in tali strategie: costituiscono, infatti, elementi di forte ritualizzazione, liturgie laiche con un grande valore simbolico. Ecco perché anche una risata o un semplice sorriso ironico o uno sguardo speciale giocano una funzione rilevante nelle modalità di comunicazione dell’attore politico, al tempo stesso “eroe popolare” in cui riconoscersi e “celebrity” da invidiare e/o contestare.

In tale contesto i sorrisi della signora Merkel e del signor Sarkozy costituiscono un caso che può facilmente assumere il valore simbolico della condanna. Ciò che resta difficile, però, è individuare il “target” della stigmatizzazione dei due leader: l’Italia? le sue “public policies”? la sua identità? le sue culture e la sua storia? il suo governo? il suo Presidente del Consiglio?

Un processo tipico di costruzione ideologica è quello noto come “unificazione”: il processo per cui si individua un nemico e lo si usa per cementare l’unità del “noi” contro “loro”. Lo fanno spesso i regimi totalitari, che individuano un “nemico” e chiamano a raccolta contro di esso per attenuare (o reprimere) le differenze interne: gli ebrei per Hitler, lo straniero per il nazionalismo di Pol Pot, gli inglesi “invasori” per Videla che inventa una guerra per un gruppo di isole quasi disabitate. Questo processo, ovviamente, è presente anche nei regimi democratici, con esiti e processi diversi. “Monsieur” Sarkozy e “Frau” Merkel – nella narrazione di alcuni quotidiani – sono diventati il “nemico anti-italiano”

Lo svelamento dei meccanismi ideologici del linguaggio politico è esercizio di democrazia, come aveva notato in tempi lontani Stuart Hall e poi, per certi versi, persino Umberto Eco col concetto di “guerriglia semiologica”. Ammesso che il Presidente francese e la Cancelliera tedesca stessero ridendo in maniera offensiva, non era certo all’Italia e agli italiani che irridevano. Semmai al Governo e al suo leader. Esercizio più o meno criticabile e tuttavia legittimo. Sicuramente, comunque, non da “nemici” del Belpaese. Dire il contrario è un esercizio di costruzione ideologica del nemico.

La Francia e la Germania non odiano l’Italia. Anche se ridono del suo Governo.

E non odiano l’Italia neanche i danesi, che osservano divertiti quanto la loro Premier, Helle Thorning-Schmidt, sia ammirata. E nemmeno i finlandesi, il cui Premier, Jyrki Katainen, si diverte molto a osservare alcuni aspetti di una certa “identità italiana”.

In Europa, insomma, portiamo sempre allegria. Continuo a chiedermi se anche gli italiani si divertano. Ricordo che quando ero bambino i clown mi intristivano: loro facevano ridere ma si intuiva una tristezza nel loro sguardo. Si offrivano alle nostre risate sguaiate ma il loro cuore era altrove. Il cuore, già…

Dov’è oggi il cuore delle italiane e degli italiani?