Si e’ chiusa la prima giornata del convegno annuale del Media and Politics Group della Political Studies Association of the UK.
Una giornata densa di relazioni e incontri. Molti i paper presentati: come sempre alcuni originali altri meno, tutti pero’ interessanti.
La giornata si e’ chiusa con un question time in stile BBC, a cui hanno preso parte docenti e deputati. Nonostante l’assenza dei Conservatives, il dibattito e’ stato interessante e sempre civilissimo. Il fatto che i politici rispondessero alle domande dei partecipanti al convegno (giovani ricercatori, dottorandi e professori affermati senza distinzione)anziché fare monologhi senza contraddittorio non e’ una novità per la nostra associazione accademica. Per l’Italia, purtroppo, sembra utopia.
Un paese in cui, persino nella aule accademiche, il professore deputato e’ prima deputato e poi professore (a volte solo deputato) e’ difficile immaginare un dibattito civile, rispettoso ma senza servile deferenza.
Oggi, peraltro, ci giungevano notizie poco allegre dall’Italia. Scontri a Roma, a causa di un provvedimento (il divieto di manifestare) che serve solo a esacerbare gli animi: come se governare non fosse gestire una realtà territoriale in tutte le sue componenti.
E poi il ritorno al linguaggio delle spranghe: un gruppo di ragazzi del Pd aggrediti da una banda di delinquenti solo perché attaccavano manifesti contro la mafia.
Tornare alla politica, come attività alta di confronto e progetto, e’ una necessita’ non più derogabile.
Lo vuole la gente, lo vuole chi produce e lavora.
Chi pensa che la politica sia solo scontro o tornaconto personale faccia per una volta l’interesse di tutti: basta poco. Basta solo fare un passo indietro.