Di tanto in tanto vengono a trovarmi giovani e brillanti neo-laureati che mi chiedono come prepararsi ai concorsi di dottorato. Ovviamente quelli relativi alla mia area disciplinare. Alcune/i di loro hanno già esperienze di ricerca, qualcuna/o persino pubblicazioni. Raramente si tratta di sprovvedute/i; anzi di solito si tratta di persone di grandi qualità. Quei giovani che costituiscono oggetto della retorica della politica ma che, in definitiva, spesso sono solo vittime di sistemi e meccanismi perversi.

Di solito cerco di consigliare queste/i ragazze/i sui libri da leggere, su come costruire un percorso di approfondimento, su come migliorarsi. A tutte/i consiglio un atteggiamento di umiltà e curiosità intellettuale. Insomma: studiare e lavorare. Consiglio numero zero.

Ci sono poi altri consigli che di solito non fornisco ma che oggi vorrei rendere pubblici.

1) Frequentare i baroni universitari più adatti allo scambio clientelare. Non è necessario che siano buoni professori e sappiano insegnarvi qualcosa: è fondamentale che abbiano una buona rete di relazioni di potere. Di solito questi “colleghi” non hanno tempo per studiare e fare ricerca (devono curare le relazioni con i “clientes”) e quindi la loro qualità scientifica è scarsa (talvolta nulla); i loro libri sono scritti da altri ed essi si limitano al ruolo di presta-firma (meno pericoloso dei prestanome delle aziende mafiose ma pur sempre faticoso: vorrei vedere voi a dover poi raccontare in pubblico un libro di cui al massimo avete corretto la posizione delle virgole…).

2) Evitare come la peste i gruppi e i centri di ricerca che intendono… fare ricerca! Fanno perdere tempo e i soldi sono sempre pochissimi, comunque molto meno del previsto. Se fai ricerca dalla mattina alla sera (e magari collabori pure alla didattica) dove lo trovi il tempo per fare lavori di segreteria per il super-barone? Dove trovi il tempo per scrivere cose che altri firmeranno?

3) Frequentare gruppi e docenti che fanno parte di “lobbies” specifiche (non dichiarate certo ma comunque potenti). Di solito quelli che fanno ricerche internazionali, che vanno a convegni a presentare i propri lavori mettendoci la faccia NON fanno parte di questi gruppi.

4) Quando partecipate a un concorso (a partire da quelli di dottorato) adottate uno spirito “olimpico”. Il barone De Coubertin sapeva che partecipare è più importante che vincere. Soprattutto se già si sa chi vincerà.

Naturalmente i consigli precedenti potrebbero non servire: il nuovo Ministro, il collega prof. Profumo, potrebbe infatti decidere che la parola “merito” riacquisti diritto di cittadinanza nell’Università italiana. In questo caso, tornate al consiglio “zero” e dimenticate gli altri.

In attesa di questo evento, il consiglio 5: consultate spesso i siti delle università statunitensi, britanniche, australiane, indiane…