“Benigni, comunista ebreo miliardario”

L’attacco via web da parte di Luigi Tuccio, Pdl, titolare di una delle deleghe più importanti della giunta di Reggio Calabria, quella all’Urbanistica: “Non ho difficoltà a definire così un miliardario che ostenta umiltà e parsimonia”

La notizia era su Repubblica.it. Credevo fosse uno scherzo. Poi l’ho trovata anche su altri giornali online. Confermata dalle agenzie. Presente su Facebook. Notizia vera.

L’ennesimo episodio di caduta di stile della classe politica italiana. Il sig. Tuccio si è poi scusato. E il dr. Gattegna (presidente dell’UCEI) ne ha preso atto: “Pur prendendo atto delle scuse che sono state formulate, per quelle espressioni che riprendono luoghi comuni ispirati alle ideologie razziste di stampo nazista e fascista, non possiamo non rimarcare che queste costituiscono gravi offese alla dignità, alla sensibilità e alla memoria storica degli ebrei”.

Ecco il punto. Se non si condivide una posizione politica (o uno spettacolo o un prodotto culturale) non si esercita la legittima critica e nemmeno si entra nel merito dei contenuti. Si preferisce procedere alla violenta delegittimazione dell’avversario (ormai divenuto nemico) usando termini  che nell’egemonia sottoculturale (come la definisce giustamente Massimiliano Panarari) dell’Italia contemporanea sono diventati offese di cui vergognarsi. Ebreo, comunista. Manca solo “negro e omosessuale” (“smidollato” o “disertore della vanga” non si usano più per fortuna…). E perché mai un italiano dovrebbe  vergognarsi di essere ebreo?  Il problema, come afferma il dr. Gattegna, è che l’espressione – usata in maniera ingiuriosa – serve solo a rinverdire le ideologie razziste che pensavamo sepolte da un giudizio senza appello della Storia. Quella con la S maiuscola. Cosa ben diversa dalle storielle di certo revisionismo che si sente anche nella aule universitarie. Le stesse “storielle” che hanno contribuito a delegittimare la parola “comunista” che in Italia ha significato lotta al terrorismo, edificazione dell’unità nazionale, valori costituzionali, rispetto delle istituzioni democratiche. Ma che oggi sembra un’offesa gravissima.

Ecco: il fatto che “comunista” ed “ebreo” siano state risemantizzate è una delle evidenze di quel processo di ridefinizione egemonica dell’ideologia dominante. Un processo articolato e complesso, in cui la comunicazione politica (privata della sua etica) ha giocato e gioca un ruolo importante.

Una notizia banale, quella da cui siamo partiti. Eppure è un altro pezzo di quella costruzione egemonica “sotto-culturale” che alimenta un immaginario culturale nazionale,  diffuso e pericolosissimo. Qui non è questione di destra e sinistra ma solo di civiltà. La Storia ci ha già insegnato gli esiti del silenzio di fronte a certi fenomeni. Nonostante tanti piccoli revisionisti cerchino di spiegarci che le leggi razziali italiane furono solo un “errore politico”.

Prima che sia troppo tardi e che l’eccezionale ci sembri ovvio, la politica riscopra la centralità della persona umana. A partire dai valori su cui seleziona e forma la sua classe dirigente.

 

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.