“Per molti versi è una situazione simile a quella della Francia prerivoluzionaria, quando monarchia e aristocrazia erano esonerate dalla tassazione ma monopolizzavano il potere politico, mentre classe media e contadini pagavano le tasse ma non avevano diritti politici. L’ingiustizia palese di questa situazione produsse molta dell’energia e del fermento da cui scaturì la lotta per la democrazia. I membri dell’élite delle multinazionali non fanno niente di così eclatante come toglierci il diritto di voto (…) ma si limitano a far presente al governo che se continua a tenere in piedi, poniamo, un sistema esteso di diritti dei lavoratori, smetteranno di investire in quel paese. I principali partiti locali, nel timore di veder attuato quel bluff, dicono agli elettori che la legislazione del lavoro è datata e va riformata. L’elettorato, che sia conscio o meno della deregulation proposta, vota per quei partiti, data la scelta piuttosto limitata. A questo punto si può dire che la deregulation del mercato del lavoro è stata scelta liberamente attraverso il processo democratico”

C. Crouch (2003, 2009) Postdemocrazia. Roma-Bari: Laterza, pp. 43-44