Dopo gli scandali, il raduno a Bergamo. La Lega, un po’ autoconvocata un po’ istituzionale, ha celebrato un grande evento, identitario, catartico e mediatico.

Dal punto di vista mediatico, in effetti, lo spettacolo, pur senza sfarzi né installazioni avveniristiche, è stato degno dei grandi congressi dei partiti degli anni Ottanta e Novanta. Con tutti gli ingredienti delle narrazioni popolari. Le ramazze verdi, trasformazione moderna e simbolicamente efficace dei forconi medievali; il figlio degenere per il cui comportamento il nobile padre piange e chiede scusa; il salvatore designato; e ovviamente la strega cattiva, non a caso con i capelli neri (come la Grimilde disneyana) e il volto un po’ meridionale. Il capo, fondatore combattivo nonostante la sofferenza, si mostra al suo popolo: tradito dal figlio tanto amato (un figlio lo si ama sempre, qualunque cosa faccia) e da una donna  che è l’origine del male. E non può essere diversamente, innanzitutto perché è una donna e poi perché non è neanche “padana” (la sen. Rosy Mauro, per la cronaca, viene dal Salento): cacciando lei “potremo avere un vero sindacato padano, guidato da un padano vero”.

Tutti gli elementi delle narrazioni popolari, dicevamo, e anche di generi diversi: fiaba, romanzo d’appendice, epica. Un grande effetto mediatico.

Resta la piccola questione politica riguardante leader che hanno ricoperto incarichi ministeriali molto importanti. Forse davvero non sapevano. Forse il padre è stato davvero tradito dal figlio (come nelle più banali saghe germaniche). Forse veramente la donna venuta del Sud era inaffidabile (donna e meridionale, come poteva essere diversamente? …) o magari dimostrerà la sua totale estraneità ai fatti contestati. E sicuramente il “salvatore designato” è persona pulita e intelligente.

Resta il nodo di un’Italia che si è affidata a queste persone per il suo governo. Prima della questione meridionale o di quella settentrionale, c’è una questione italiana. Forse è venuto il tempo di ripartire dall’Italia, dal suo senso civico, dal suo rapporto con le istituzioni, dalla sua etica pubblica. E da una politica che veda, al di là degli schieramenti, il concorso delle persone migliori del Paese. La politica è pronta a dare spazio alle italiane e agli italiani migliori?

One comment

I commenti sono chiusi.