François Hollande è il nuovo Presidente della Repubblica francese, il secondo socialista dopo François Mitterrand.

La vittoria di Hollande è stata salutata da un tripudio di rose rosse in tutta la Francia e, soprattutto, dai tantissimi giovani che proprio con il candidato socialista sono tornati alla passione per la politica. Proprio i giovani, il soggetto collettivo più debole nella crisi globale, hanno festeggiato nelle strade e nelle piazze la vittoria di Hollande. Defraudati dei loro sogni da un sistema finanziario che ha fatto – giova ripeterlo – molti più danni della politica, i giovani francesi hanno ritrovato la speranza nelle parole, nei progetti, nella serietà di François Hollande.

La vittoria socialista non rappresenta, da sola, una certezza di crescita ma sicuramente costituisce un elemento di discontinuità in un continente che deve saper dare risposte alle persone prima che ai mercati. Seppure giungono segnali inquietanti dalle elezioni greche – segnate da un forte sentimento di protesta e forse persino di chiusura verso l’Europa – l’esito delle elezioni amministrative nel Regno Unito e delle presidenziali in Francia rappresentano riposte nettissime verso una politica che non si limiti al rigore (pure necessario, a patto che sia proporzionale ed egualitario) ma torni a progettare nuovi modelli di sviluppo.

Negli ultimi anni, l’Europa ha visto la crescita di movimenti xenofobi, antieuropei e pericolosi per la democrazia; la crisi globale, gli errori della politica, l’incapacità progettuale della sinistra e l’accondiscendenza (o il disinteresse) che una certa destra populista ha mostrato nei loro confronti ne hanno facilitato l’ascesa. La Francia, lo stesso paese in cui Marine Le Pen sfiora il 18%, risponde con un sussulto democratico. Le ragazze e i ragazzi che mostravano e sventolavano rose rosse, costituiscono la testimonianza di un sentimento che sembrava sepolto: la speranza che si aggrappa alla politica, il sogno che rifiuta decisamente le sirene dell’antipolitica, la concretezza della ricerca di un futuro che si radica su un progetto politico, quello di Hollande, difficile ma di ampio respiro. Al velleitarismo dei proclami, la Francia – e soprattutto quella più giovane – ha preferito la politica che diventa progetto sociale.

La domanda forte di pane, di un pane da condividere, si coniuga con la bellezza e la dignità delle rose.

Dopo il Regno Unito, la Francia con forza lancia un segnale all’Europa. Le crisi, anche quelle più dure, si superano con progetti chiari e visioni globali. La politica, quella vera, non può esimersi dal dare voce e ali a progetti capaci di andare oltre la contingenza su cui spesso l’antipolitica radica le sue fortune. E la vittoria di Hollande è anche il rifiuto dell’antipolitica e del populismo.

Il progetto di François Hollande, in fondo, si basa sulla ragionevolezza e sul coraggio di andare oltre. E’ così difficile per la politica italiana?

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