I risultati dei ballottaggi elettorali nei maggiori capoluoghi ci consegnano qualche sorpresa e molte conferme.

Il dato giornalisticamente più eclatante riguarda senza dubbio la vittoria di Federico Pizzarotti (Movimento 5 Stelle) a Parma. In realtà non è una sorpresa, almeno per chi si occupa di studi politici. Nel corso della scorsa settimana, infatti, avevamo fatto una serie di simulazioni. Le simulazioni sono modelli matematici (spesso un po’ approssimativi ma comunque scientifici) e non sondaggi; non sapevamo quindi cosa pensasse la gente ma abbiamo provato a fare un’analisi “in vitro”, con tutti i rischi di errore che si hanno in questi casi. In particolare, avevamo ipotizzato un calo della partecipazione dal primo al secondo turno fra il 5 e il 9%;in realtà è stata maggiore e, stando ai dati del Viminale, dovrebbe assestarsi intorno al 14%. Si tratta di un delta negativo molto pronunciato, abbastanza insolito per l’Italia e che rappresenta (questo sì) un elemento di grande (e preoccupante) interesse. Il calo della partecipazione non è stato ovviamente uniforme: nelle elezioni amministrative, com’è noto, giocano un ruolo importantissimo molti elementi locali e localistici. A Parma, per esempio, il calo sembra molto più contenuto. E anche questo è un dato interessante.

Nella nostra simulazione avevamo analizzato Genova e Parma. Il risultato di Genova non era così scontato come poteva sembrare; la tradizione politica della città ligure, infatti, poteva far sembrare “facile” la vittoria di Marco Doria. In realtà la situazione era abbastanza complessa, dal momento che non era chiaro a chi sarebbero andati i voti di Paolo Putti (13,86%) del Movimento 5 Stelle. Putti, tuttavia, ha fama di persona “di sinistra” e portatore di istanze originali e autonome; difficile pensare a uno spostamento del suo elettorato su un candidato del Terzo Polo, più semplice ipotizzare un frastagliamento con una propensione per il candidato del centro-sinistra. A giudicare dai risultati (complice l’astensionismo che ha trovato terreno fertile nel centro-destra) deve essere andata più o meno così (ma occorreranno analisi più ragionate). La vittoria di Doria comunque non è una sorpresa: lo è, invece, dal punto di vista dei numeri. Il professore dell’Università di Genova, infatti, dopo aver fatto il pieno dei voti al primo turno, guadagna quasi 12 punti. E’ vero che c’è l’astensionismo ma è altrettanto vero che la vittoria è netta e ben oltre le aspettative.

Il risultato di Parma, invece, è quello che sorprende meno (anche se giornalisticamente colpisce l’immaginazione). Nella nostra simulazione assegnavamo a Pizzarotti la vittoria con una percentuale fra il 54 e il 56%, un dato che ricalcava (con qualche aggiustamento derivante dall’astensionismo ipotizzato, che qui evito per non annoiare troppo) la somma dei risultati ottenuti al primo turno dalle liste del centro-destra più quella del Movimento 5 Stelle. La “sorpresa” risiede solo nel fatto che Federico Pizzarotti (noto in città per le sue battaglie ambientaliste) raggiunge circa il 60%. Lo scarto fra la simulazione e la realtà (delta positivo massimo di 6 punti) ci dice che l’astensionismo, in questo caso, ha colpito in misura molto maggiore il centro-sinistra.

Insomma, politicamente la vittoria di Pizzarotti a Parma rappresenta sicuramente una novità e va guardata con attenzione; non costituisce però una sopresa elettorale dopo l’esito del primo turno. Se la vittoria di un volto nuovo come Federico Pizzarotti rappresenta un dato politico interessante, lo è anche la saldatura (per quello che riguarda Parma) fra l’elettorato di centro-destra e quello del Movimento 5 Stelle. Una considerazione politica simile (ma da considerare con cautela) si può fare per Garbagnate Milanese dove il candidato del Movimento 5 Stelle (Matteo Afker) non è però riuscito a vincere contro Pier Mauro Pioli del centro-sinistra.

Ci sono in realtà altre “sorprese” (che non appartenevano alla nostra simulazione) che registrano un cambiamento sostanziale di indirizzo politico. Questi, a dire il vero, anche se meno sensazionalistici della vittoria di Federico Pizzarotti a Parma, sono molto significativi: 1) i casi di Como e Monza, dove il centro sinistra vince nettamente, in un’Italia settentrionale in cui la Lega Nord perde tutti i ballottaggi (7) in cui era impegnata; 2) la vittoria del centro-sinistra nei comuni di Asti, Lucca, Alessandria e Rieti (tutti precedentemente governati dal centro-destra).

C’è infine da considerare il dato nazionale, operazione sempre rischiosa quando si parla di elezioni amministrative. L’ampiezza del campione, però, è tale da obbligarci a considerare i risultati per il loro valore politico. A questo proposito, la vittoria del centro-sinistra è chiarissima. E sembra tanto più forte quanto più essa è frutto di candidature credibili e alleanze definite e identitarie.