Angelino Alfano e Silvio Berlusconi hanno proposto – a leggere i diversi quotidiani e siti internet che ne parlano – la trasformazione istituzionale della repubblica italiana in repubblica “presidenziale” sul modello francese, in cui il Presidente guidi anche il governo… Ma qui c’è un po’ di confusione. Proviamo a diradare la nebbia delle proposte politiche (e della loro mediatizzazione) ricorrendo a qualche appunto di scienza politica. In questo caso mi permetto un’autocitazione, da un capitolo tratto dal libro che ho scritto con alcuni colleghi: Emiliana De Blasio, Matthew Hibberd, Michael Higgins, Michele Sorice (2012) La leadership politica fra media e populismo. Roma: Carocci.

Tradizionalmente si distinguono le forme di governo parlamentare da quelle di tipo presidenziale […] La classificazione tradizionale fra sistemi parlamentari e sistemi presidenziali fa riferimento “a due distinte dimensioni delle istituzioni governative. La prima è quella della loro legittimazione democratica o, per essere più precisi, delle modalità attraverso le quali questa modalità viene garantita. La seconda invece fa riferimento alla struttura dell’esecutivo. L’attributo presidenziale indica, infatti, “lo status di preminenza nella compagine governativa della figura monocratica del presidente, che cumula le due cariche di capo del governo e di capo della stato” (Cotta, M. Della Porta, D., Morlino, L. (2004) Fondamenti di scienza politica. Bologna: Il Mulino, p. 277). In realtà sia la legittimazione democratica sia la struttura dell’esecutivo prevedono almeno altre due sottovariabili ciascuna: la legitimazione, infatti, può essere diretta (quando sono i cittadini a votare direttamente il capo del governo) o indiretta (quando sono i parlamentari a esprimere col loro voto la legittimazione al capo del governo); la struttura dell’esecutivo, a sua volta, può essere monocratica (quando è il presidente a svolgere un ruolo principale nel governo) o collegiale (quando la responsabilità è divisa o partecipata fra diversi membri). […]

Un caso diverso è rappresentato dal semipresidenzialismo […] dal punto di vista dell’incrocio delle variabili riguardanti la struttura dell’esecutivo e la legittimazione democratica, ci troviamo effettivamente di fronte a un sistema ibrido, nel senso che esso  presenta una struttura dell’esecutivo fondamentalmente monocratica ma in cui sussistono elementi di collegialità, mentre ottiene una legittimazione a un tempo diretta (l’elezione del presidente da parte del popolo) e indiretta (il governo deve ottenere una maggioranza parlamentare).

[…]

Vanno però segnalate alcune differenze fra presidenzialismo e semipresidenzialismo che sono di natura tecnica e sostanziale: nel sistema presidenziale, il presidente di norma non può sciogliere il parlamento e, peraltro, non esiste la carica di Primo Ministro. Diversamente nei sistemi semipresidenziali il potere esecutivo è “dualistico” dal momento che esso è condiviso dal presidente e dal primo ministro: si tratta, però, di una situazione che si realizza solo nel caso della coabitazione (un parlamento che esprime una maggioranza diversa da quella del presidente) mentre nel caso di un primo ministro espressione della stessa maggioranza che ha eletto il presidente, il dualismo è solo teorico (è infatti il presidente, in quel caso, che governa). […] Nel caso francese, la forza democratica è data anche dal sistema elettorale: doppio turno con ballottaggio e parlamento eletto separatamente dal presidente (cfr. Pasquino, G., Ventura, S. (2010) Una splendida cinquantenne. La Quinta Repubblica francese. Bologna: Il Mulino). Questo sistema garantisce ai cittadini di eleggere un parlamento teoricamente di colore diverso da quello del presidente: in questo caso (coabitazione) è il primo ministro ad avere un grosso peso decisionale. Il doppio turno, inoltre, favorisce la rappresentanza e le aggregazioni programmatiche (come accade – anche se in modo leggermente diverso – nelle elezioni comunali in Italia) e consente ai cittadini di scegliere direttamente i propri rappresentanti.

Bisognerà attendere, ovviamente, che la proposta Alfano-Berlusconi giunga in Parlamento. Al momento essa sembra abbastanza confusa: presidenzialismo puro o semipresidenzialismo? doppio turno con collegi uninominali o con collegi regionali? quota percentuale (e di quale entità) per garantire il diritto di tribuna o no? sistema bicamerale o monocamerale? Insomma, al momento sembra più una strategia di comunicazione politica che una vera proposta di riforma istituzionale.

E qui siamo al punto  più delicato. La trasformazione della forma repubblicana non è questione di “manutenzione” della Costituzione bensì cambiamento radicale dell’architettura istituzionale. Personalmente non sono contrario al semipresidenzialismo (anzi…); purché in un sistema di regole, di garanzie e di contrappesi istituzionali (come accade appunto in Francia). Al tempo stesso, però, non si può non sottolineare che una trasformazione istituzionale avrebbe bisogno di un vasto consenso non solo nel Parlamento ma nel Paese; necessaria una fase (non lunghissima ma ragionevole) di dibattito e approfondimento nonché di analisi di tutte le variabili in campo. Lo si può fare in poche settimane? E, ancora, può politicamente farlo un parlamento di nominati? Non sarebbe più opportuno, innanzitutto, ridare alle cittadini e ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti e POI lasciare che questi possano legittimamente avviarsi a una trasformazione così radicale?

Il sospetto – anche di molti commentatori – è che una proposta lanciata in questi termini sia solo la continuazione della “strategia del predellino”. Un po’ poco per un centro-destra che vorrebbe essere europeo.