La politica italiana, è noto, è piena di misteri. Non faccio riferimento, come si potrebbe facilmente pensare, a quelli che entrano nella dimensione giudiziaria e nemmeno alle complicate strategie di partiti e movimenti. Parlo invece di quei misteri nei quali anche lo studioso di politica fa fatica a districarsi; ma che hanno il pregio di farci sentire per qualche minuto esploratori come Indiana Jones.

I misteri del week end politico sono tre.

I primi due riguardano l’assemblea nazionale del Partito Democratico. Dei due, il primo è forse il meno interessante: perché i media sembrano poco (o nulla) interessati a quello che dice Bersani? Abbiamo da diversi mesi un governo politico (ribadisco, politico) a guida tecnica e con ministri tecnici che cerca di affrontare il nodo della ripresa. Da più parti si è detto che il governo Monti cerca di fornire le risposte che la politica non ha saputo dare e che sembra non volere dare. Pierluigi Bersani, però, qualche risposta ha provato a darla: la sua relazione all’assemblea del Pd presenta una serie di proposte (articolate e ragionate) sulle soluzioni possibili per uscire dalla crisi. Al di là del merito delle proposte (la cui discussione lascio agli esperti) si tratta di un segnale politico (ribadisco, politico) importante. Il leader del primo (almeno nei sondaggi) partito italiano fa delle proposte concrete, alcune in continuità con l’operato dell’attuale governo altre decisamente diverse. I media hanno spesso lamentato l’assenza della politica; nel momento in cui la politica fa delle proposte concrete (buone o cattive non so ma sicuramente concrete) gli stessi media sembrano improvvisamente disinteressati.

Il secondo mistero è in parte connesso al primo e nasce da una dimensione strutturale del sistema dei media: la ricerca di elementi “che fanno notizia” attraverso il ricorso alla spettacolarizzazione e alla drammatizzazione del conflitto è cosa nota ed è qui inutile ripeterla. Che l’attenzione si sia riversata sulla “spaccatura” sulle unioni gay era abbastanza prevedibile. Un po’ meno prevedibile la discussione accesa (interna e – a leggere Twitter – anche esterna al Pd) sull’ordine del giorno Scalfarotto-Civati. Il documento (si trova nel blog di Ivan Scalfarotto) rappresenta un documento di lavoro che invita a una riflessione sul tema, peraltro con molto buon senso. Che si sia d’accordo o meno, lascia abbastanza stupiti che possa aver provocato reazioni talmente forti da generare un effetto di sovradimensionamento mediale.

Il terzo mistero riguarda la richiesta di dimissioni dal consiglio regionale della Lombardia che il Pdl ha fatto a Nicole Minetti. Da giornali, siti, blog, twitter, profili facebook e così via non si riesce a capire quali sono le motivazioni per cui la signora Minetti dovrebbe dimettersi. Ancora più misterioso è il motivo che spinge chi l’ha candidata (o comunque chi ha accettato in silenzio quella candidatura) a chiederne le dimissioni. Già, quali sono i motivi? Forse il suo CV è inadeguato? Il curriculum politico e professionale della signora Minetti era ampiamente noto già al tempo delle elezioni regionali e comunque ci sono parlamentari (ci sono stati ministri) che non avevano certo CV impressionanti.  Allora forse ha avuto una condotta “inadeguata” in una casa privata in Brianza? Se così fosse, cosa dire del padrone di casa? Forse ha compiuto reati? Non sono esperto di questioni giudiziarie ma – ammesso che abbia compiuto reati – mi sembra che valga comunque la presunzione d’innocenza fino al terzo grado di giudizio: o vale solo per i politici indagati per mafia?

Sui tre “misteri” del week end politico italiano si sono scatenati i social media (che ancora ne discutono). E anche questo è un tema di riflessione per chi si occupa di comunicazione politica.