“Sono favorevole al semi presidenzialismo, ma ritengo che la via seguita in questa sede sia sbagliata. Nella migliore delle ipotesi essa ci porterà a una bandiera da sventolare, posto che trovi vento e non a un progetto da realizzare”. Sono parole di Beppe Pisanu, ricche di buon senso e intelligenza politica. In aperto dissenso col suo partito (il Pdl).

Sono firmatario dell’appello per il semipresidenzialismo e il doppioturno (qui l’appello e i primi firmatari), non posso quindi essere rubricato fra quelli che osteggiano un cambiamento di sistema istituzionale. Al tempo stesso, però, credo che le riforme istituzionali vadano fatte con progetti organici, condivisi da larghe maggioranze e sicuramente non a colpi di emendamenti.

Approvare, come oggi ha fatto il Senato (senza Pd e Idv usciti dall’aula per protesta), le modifiche all’art. 83 della Costituzione per introdurre l’elezione diretta del Capo dello Stato è l’ennesima prova della confusione che in questo momento regna nella politica italiana e, soprattutto, l’evidenza drammatica dello scollamento fra il Pdl e il Paese. La riforma semipresidenziale DEVE accompagnarsi a una riforma del sistema elettorale, che garantisca la democrazia e il sistema dei controlli istituzionali (come avviene in Francia). Il Paese, cioè, ha bisogno di un progetto organico e coerente di riforma istituzionale (il semipresidenzialismo ma è giusto che la politica analizzi anche altre opzioni) e di sistema elettorale (il doppio turno di collegio, che permetta alle cittadine e ai cittadini di scegliere davvero i propri rappresentanti).

Non è politicamente realistico che qualcuno possa pensare di fare riforme così importanti (in un momento così difficile per l’economia del Paese) ricorrendo a forme di “guerriglia istituzionale” come di fatto sono i cambiamenti per emendamento di piccole parti del sistema istituzionale.

A questo punto diventa evidente che il Pdl ha scelto di non concorrere più a un progetto condiviso di risanamento economico e di riforme istituzionali, preferendo anteporre all’interesse del Paese quello di partito (o del suo fondatore) o, peggio, quello della Lega.

Sono, come ho detto, favorevole al semipresidenzialismo e al doppio turno di collegio (inscindibili) ma al tempo stesso non ne faccio un “feticcio culturale”; anzi, ritengo che non esista il sistema perfetto e quindi la politica può legittimamente trovare altre formule, purché ragionate, condivise, realizzate nell’interesse del Paese. Chi sceglie scorciatoie pericolose si assume la responsabilità storica di precipitare l’Italia nel baratro.