Il lungo weekend politico ha svolto il suo “plot” in maniera a dir poco curiosa. Con alcune novità interessanti.

La polemica Favia-Grillo (a rigore Favia-blog di Grillo) è nota. Le accuse del sig. Maurizio Ottomano a Giovanni Favia sono facilmente rintracciabili nel blog di Grillo. Non entro nel merito (non ho titolo) ma il tono a metà fra Travaglio e tribunale del popolo staliniano non posso non notarlo. Anche nei tanti commenti al post (per lo più inclini a dire che Favia – in sostanza – è un venduto). Il nucleo del ragionamento di Maurizio Ottomano è la scoperta del “movente” del possibile tradimento di Favia: “La fine mandato, prossima per Favia che è già alla seconda legislatura e quindi non più candidabile nel M5S, potrebbe essere il movente di questa intervista concordata e il “do ut des” per il passaggio ad altra formazione politica, probabilmente il PD o affini”. C’è Bersani dietro Favia?

La prima novità della giornata politica comunque è evidente. Il non-partito che ha un non-statuto si muove usando uno stile che appartiene totalmente alla tradizione politica italiana (alla tradizione più tradizionale, se mi è consentito forzare la lingua italiana): la demonizzazione dell’avversario e la creazione di una (piccola) macchina del fango. Forse allora non è un caso quella citazione del presidente Fini da parte di Giovanni Favia (“Che fai mi cacci?”).

La seconda novità della giornata politica è la decisa smentita del prof. Monti all’ipotesi di una sua ricandidatura al governo del Paese. Cade così l’ipotesi del “Monti-bis”, che ha avuto per alcuni giorni autorevoli sponsor. E’ noto che ho apertamente appoggiato il tentativo del prof. Monti (pur ricavandone molte delusioni). Tuttavia non sono riuscito a capire perché alcuni parlassero del Monti-bis. Si trattava di un’ipotesi che avrebbe avuto un senso solo in caso di candidatura esplicita, sottoposta al giudizio democratico degli elettori. Candidatura con chi? O con quale programma? E con quale legge elettorale? I tecnici sono utilissimi al Paese (anche chi scrive, nel suo piccolo, è un “tecnico”) ma senza un progetto politico non c’è futuro. Quale Italia (e quale Europa) vogliamo costruire? Quale futuro vogliamo dare ai nostri figli?

La terza novità della giornata politica (ma questa è una novità che dura da qualche giorno ormai) è la forte presenza mediatica di Matteo Renzi. Ribadisco la mia simpatia per Renzi (con cui condivido anche l’appartenenza giovanile al movimento scout): ma continuo a non capire (a proposito di progetti) quale sia il suo “sogno” per l’Italia. Si tratta di un mio limite ovviamente, complice il gap anagrafico: ho 14 anni più di Matteo e quindi (avendo da tempo superato i 40) sono vecchio. Vecchio come molti dei lavoratori dell’Alcoa e di Carbosulcis: forse per questo mi commuovo pensando a loro. Sentimenti senili. Gli stessi che non mi permettono di essere d’accordo con Marchionne “senza se e senza ma”.

La quarta novità non è molto presente nei media mainstream. Si sta svolgendo a Capodarco di Fermo (nella sede della storica Comunità di Capodarco) il forum nazionale di Sbilanciamoci. Alcuni giornali hanno definito l’evento la “contro-Cernobbio”. In realtà si tratta del tentativo, da parte di diversi attori politici e sociali, di riflettere sulle possibilità di un’economia diversa. Diversa da quella che ci ha portato al disastro di cui siamo testimoni e vittime. Un dibattito senza populismi ma con passione. Sognatori o persone che (in un modo o nell’altro) un progetto politico per il futuro stanno provando a costruirlo? La foto in questo post è dedicata a loro: don Vinicio Albanesi (che di Capodarco è il presidente) è infatti l’ospite del convegno.

La quinta novità della giornata politica è l’incontro della “sinistra Pd”, come è stata definito dai media il convegno di “Rifare l’Italia”. In rete si parla, a dire il vero, di “corrente socialdemocratica”. Uno dei risultati dell’egemonia sottoculturale di questi ultimi vent’anni risiede nel fatto che si possa sdoganare il fascismo, rivendicare il fallimento storico del marxismo-leninismo come un successo, affermare le magnifiche sorti dell’ideologia liberista (incuranti della crisi globale del liberismo) ma, soprattutto, demonizzare l’idea stessa di “socialdemocrazia”: su di essa, in effetti, grava la pesante responsabilità dei sistemi di welfare del Nord Europa, il benessere diffuso, il più basso tasso di criminalità (in stati molto tolleranti peraltro), il più alto livello di diffusione dei diritti civili  e il successo di forme di partecipazione democratica dal basso.

Matteo Orfini – uno dei protagonisti di Rifare l’Italia – ha 35 anni: è persino più giovane di Renzi. Orfini ha detto, fra l’altro: “Noi non facciamo battaglie generazionali. La nostra è una battaglia politica nel Paese”. La penso esattamente come lui. E questo – sesta novità (personale) – mi fa sentire un po’ più giovane e un po’ meno solo. Ma non meno preoccupato.

P.S.

Intanto c’è stata la convention democratica negli USA. Grandi passioni, sogni concreti per il futuro e voglia di progetto politico.