R come rottamazione. R come rinnovamento. R come Renzi. Le tre R che animano il dibattito interno ed esterno al Pd intorno alle primarie del centrosinistra.

Stamattina il Corriere della Sera apre proprio con una frase di Matteo Renzi sulla rottamazione: “La rottamazione? Una frase bieca, truce e volgare. Ma mi ha portato titoli sui giornali e mi ha reso credibile”. Il sindaco di Firenze rende esplicita una delle strategie tipiche della comunicazione politica contemporanea: la costruzione dell’hype. Non è una cosa nuova ma, al tempo stesso, evidenzia la lungimiranza e la progettualità della strategia comunicativa che Renzi e i registi della sua campagna (Giorgio Gori su tutti ma non è l’unico) hanno saputo costruire.

Brian McNair nel suo fortunatissimo manuale Introduction to Political Communication, giunto nel 2011 alla sua quinta edizione, mette in luce le relazioni fra gli attori che giocano un ruolo nella definizione della sfera politica; la forza della rappresentazione mediale passa attrraverso diverse strategie e coinvolge diversi attori, da quelli istituzionali (come i governi) a quelli tradizionalmente politici (come i partiti), dalle associazioni di volontariato fino alle organizzazioni terroristiche, il cui scopo primario, in definitiva, è quello di influenzare l’agenda dei media (e della politica) con attività mediaticamente eclatanti (e drammaticamente criminali). Fra i tanti attori politici, ci sono candidati e uomini di partito che adottano strategie più o meno studiate per far crescere l’attenzione dei media nei loro confronti.

Renzi aggiunge anche un’altra variabile: la credibilità. Qui evidentemente perseguita attraverso un’espressione “truce e volgare” che lo stesso Renzi, per sua ammissione, non ama. Insomma, il sindaco di Firenze denuncia l’uso strategico del termine “rottamazione”, che così, perduta l’aura di spontaneità “giovanile”, diventa persino più volgare.

La terza R è quella di rinnovamento. I media, per lo più, la associano a Renzi. Creando così una relazione sintagmatica o, se si preferisce, costruendo un frame in cui il sindaco di Firenze è rubricato sempre come l’innovatore. Ovviamente mai alcun cenno alle proposte politiche, alle scelte economiche, alle risposte sulle donne (a cui sembra interessino soprattutto gli asili, se si calcola quante volte Renzi e i suoi collaboratori li associano al ruolo delle donne e alle politiche di gender).

Ne frattempo due “vecchi” politici come D’Alema e Veltroni hanno annunciato che non si candideranno alle prossime elezioni politiche. Complimenti a loro, per la lezione di dignità che non si vede certo nel campo avverso. Anche se – va ribadito – il criterio di esclusione e inclusione non può e non deve essere anagrafico ma legato alle competenze e alle scelte degli elettori. La selezione per età è criterio che riporta il potere delle scelte alle segreterie dei partiti, come avviene col “Porcellum”: dov’è il rinnovamento? Diventa quindi fondamentale che gli elettori possano scegliere davvero i loro rappresentanti (questo sì sarebbe davvero “nuovo”), grazie a una legge elettorale che garantisca davvero questo diritto. A proposito: ma Renzi che pensa della legge elettorale?