Mentre scrivo si sta svolgendo lo spoglio delle elezioni regionali in Sicilia. Chiunque vincerà le elezioni, il dato politico che allo studioso non può sfuggire riguarda l’altissimo livello di astensionismo: più di una/un siciliana/o su due (il 53%) ha deciso di non esercitare il proprio diritto di voto. Ma, al tempo stesso, ha espresso un dato politico: la disaffezione verso la politica “tradizionale” e forse anche la sfiducia verso il sistema dei partiti.

Chiunque vincerà dovrà tenere conto di questo fenomeno che, unito al crescente populismo nelle retoriche politiche nazionali, non può non far riflettere.

Un altro dato importante riguarda lo slancio del movimento dei “formattatori” del Pdl. Si tratta di un movimento interessante che trova nel sindaco di Pavia, Alessandro Cattaneo, uno dei suoi principali punti di riferimento. Non posso qui entrare nello specifico delle proposte dei formattatori, peraltro molto articolate e politicamente significative. Non posso non notare l’assonanza semantica (non è peraltro una novità) dell’applicazione politica del concetto di formattazione con quello di rottamazione usato da Matteo Renzi.

Stamattina, comunque, ho sentito in radio (Radio 24) un intervento di Alessandro Cattaneo, che avevo già avuto modo di apprezzare per la sua capacità di sintesi politica e per la competenza, e anche per la moderazione dei toni. Il movimento dei formattatori non ha ricevuto – ingiustamente – la stessa attenzione mediatica riservata a Renzi. Quest’ultimo, infatti, ha potuto fregiarsi dell’appoggio (l’endorsement) di numerosi intellettuali e personalità dell’area di centrodestra.  Una cosa che, a parti invertite, non è capitata a Cattaneo.

Ebbene, trovo Cattaneo sempre molto convincente e interessante. Non andrò a votarlo alle eventuali primarie del Pdl perché mi sembrerebbe di violare un banale ma basilare principio di rappresentanza. Inoltre sarebbe scorretto, dal momento che andrò a votare alle primarie del centrosinistra. Ma certo il sindaco  di Pavia, al pari di quello di Firenze, risulta molto convincente e comunicativamente efficace.

Peraltro, molte delle proposte di Cattaneo sono a quelle di Renzi, anche se espresse con toni forse più misurati.

Insomma, se il Pdl farà le sue primarie (sarebbe un bene per la democrazia italiana e per ridurre quello scollamento fra politica e cittadini che l’astensionismo siciliano mette drammaticamente in mostra) i tanti elettori e intellettuali del centrodestra avranno finalmente un candidato. Potranno votare per Alessandro Cattaneo (se, come spero, si candiderà) senza essere costretti allo sforzo di sottoscrivere un appello di voto per il centrosinistra. Sarebbe un elemento di chiarificazione del quadro politico: un bene per un centrodestra finalmente moderno ed europeo e così lontano dalle tentazioni lepeniste di alcuni suoi esponenti: una vera rivoluzione liberale. Sarebbe un bene per il centrosinistra, che potrebbe scegliere il suo candidato senza violazioni del suo diritto di rappresentanza. Sarebbe un bene per il Paese e per la sua, sempre fragile, democrazia.