Il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, incontra i giovani all’incontro promosso a Torino dall’Unione degli industriali. Non vuole i giornalisti. Uno degli organizzatori apre l’incontro con una frase che, cito dai giornali, suona “Prego i giornalisti di uscire, perché questo incontro è tra il ministro e i ragazzi”.

Il 31 ottobre la “velina” della lista Movimento 5 Stelle di Milano che spiega ai giornalisti come usare i termini. Non cosa dire, per ora.

Prima ancora Matteo Renzi auspicava, di fatto, la chiusura dell’Unità, rea di avere ospitato l’articolo di un bravo e noto scienziato politico che criticava l’uso del termine “rottamazione”.

Il Parlamento intanto discute di informazione e diffamazione. C’è chi invoca leggi più aspre e severe. I giornalisti, d’altra parte, sono un’altra “casta” e quindi possono essere additati al discredito popolare.

Ora, i giornalisti italiani non sono i migliori del mondo. Ma nemmeno i peggiori. Alcuni fanno bene il loro lavoro, altri lo fanno in maniera eccellente e coraggiosa, altri ancora sono indegni della professione. Accade lo stesso fra i medici, fra i professori, fra i preti, fra gli operai…

L’attacco ai giornalisti spesso è sinonimo di attacco all’informazione, al diritto a informare ed essere informati. Quando l’attacco all’informazione diventa sistematico e trasversale, però, bisogna alzare lo sguardo. In pericolo non c’è lo stipendio di un giornalista o di una testata ma un bene molto prezioso: quella democrazia che ci è stata data in dono dal sacrificio di uomini e donne e che tutti noi abbiamo il diritto di migliorare e il dovere di difendere.

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