Le primarie del centrosinistra sono una grande occasione democratica. A patto che si parli di politica, ovviamente.

Laura Puppato, Bruno Tabacci, Nichi Vendola e Pierluigi Bersani ci stanno provando. Si può essere d’accordo con l’uno o l’altra/o, su alcune questioni con Vendola su altre con Tabacci, oppure si può decidere di appoggiare Laura Puppato o il progetto riformatore di Bersani. Trovo però sconcertante che Matteo Renzi (o il suo staff, poco importa) non trovino argomento “politico” più rilevante che quello di chiedersi chi paga gli sms inviati dal comitato per Bersani (costi peraltro da sempre presenti in maniera trasparente sul sito internet: si trovano QUI).

Le primarie del centrosinistra – anzi, per essere precisi, della coalizione per l’Italia bene comune – costituiscono appunto un confronto politico fra candidati che hanno sottoscritto un patto, hanno fatto un’alleanza. Sono appunto una “coalizione”. Nella logica delle primarie, chi vince guida la coalizione e si presume che gli altri lo appoggino (dal momento che la coalizione c’è già). Ed ecco allora un’altra novità curiosa, che traggo dal sito ufficiale di Matteo Renzi: il sindaco di Firenze non intende fare alleanze, tanto meno con Vendola (che però fa parte di quella coalizione che è candidato a guidare). L’intervista di Avvenire a Renzi si trova QUI. Insomma, Matteo Renzi si candida a guidare una coalizione in cui c’è anche Nichi Vendola (che è un suo competitor alla guida della stessa coalizione ma che di quell’alleanza fa parte) ma con lui non vuole allearsi. Come se nel 2008 Barack Obama avesse detto “mai alleanze con la signora Clinton”…  Com’è andata, invece, è noto e l’unità dei democratici americani passa anche per l’adesione a un progetto e il riconoscimento dell’avversario (avversario, non nemico da rottamare). Mi sembra che l’atteggiamento di Renzi sia, come minimo, contraddittorio. E forse anche un po’ “leggero” nei confronti dell’elettorato e dei tanti volontari e militanti del centrosinistra.

Matteo Renzi, però, ha anche dato risalto alla vittoria di Obama. Qui (sempre dal sito di Renzi) sembra di capire che la carta vincente sia la sua età che contrasta con la “politica dei dinosauri”. Mi fa piacere scoprire che Mr. President sia rubricato fra i giovani: siamo coetanei e questo significa che anche noi che non abbiamo meno di 40 anni potremmo fare politica senza essere accusati di senescenza. In realtà Renzi nota anche che il successo di Obama è legato al suo essere post-ideologico: peccato che “ideologico” il Partito Democratico statunitense non lo sia mai stato, almeno non negli ultimi 60 anni.

Matteo Renzi, però, continua a essere simpatico, lo riconosco. Mentre si avvicina il 25 novembre (la data delle primarie) cresce però in me l’attesa di sentire da Renzi – oltre gli slogan, oltre la propaganda post-sovietica sulle bollette degli sms – una proposta politica. Qualcosa che vada oltre “adesso-giovani-rottamazione-dinosauri-asilinido-bersanipocotrasparente-postideologico”. Una proposta per l’Italia, insomma. Se non è chiedere troppo a chi si candida a guidarla.