Il signor Andrea Di Pietro probabilmente non sarebbe mai diventato noto all’opinione pubblica, nonostante l’omoninia di cognome col sen. Di Pietro, se non avesse postato un tweet volgare e omofobo contro Nichi Vendola. Malcostume e maleducazione di una certa politica populista e strutturalmente  incapace di riconoscere gli avversari e dare legittimità a chi la pensa diversamente. Un malcostume, però, che non è esclusivo della politica ma che purtroppo riguarda ampi settori della società italiana. E ovviamente un sentimento omofobo che non fa onore alla politica e che costituisce una vergogna per l’intera società italiana.

Sono assolutamente sicuro che la grandissima maggioranza dei 282 elettori del signor Di Pietro non si riconosce in quel tweet, anzi sono certo che sono i primi a vergognarsi per lui.

Lo scontro politico può (e forse deve) essere anche aspro ma sempre riconoscendo dignità a chi la pensa diversamente e soprattutto sempre restando nella cornice del rispetto umano.

Mi permetto allora una piccola proposta a tutti i partiti, indipendentemente dal loro posizionamento culturale e ideologico. Fate un codice etico di autoregolamentazione. Decidete, per esempio, che chi scrive cose del genere (che sono violente di fatto) non verrà mai più ricandidato. Sono certo che l’on. Alfano sarà d’accordo. E sono certo che lo saranno tutti i leader politici italiani. Sarebbe un bel segnale da dare ai cittadini. E contribuirebbe non poco a ricostruire quel tessuto sociale che, al di là delle legittime differenze politiche, è l’unico territorio su cui possiamo costruire un futuro di libertà e convivenza.