Primarie del centrosinistra. Una grande festa per la democrazia: sembra una frase retorica. Ma è davvero così, al di là di ogni enfasi sul valore (peraltro sacrosanto) della partecipazione. Ho votato da pochi minuti e ho ancora dentro il piacere  dell’incontro con tante persone che hanno scelto di partecipare, di credere nelle possibilità di cambiamento dei partiti.

La fila era più lunga del previsto, soprattutto fra chi come me si era già registrato: segno che la gente ha capito benissimo regole e procedure. Sicuramente molto più di come certa propaganda elettorale ha lasciato credere.

Ho deciso di votare presto ma non all’apertura dei seggi, perché volevo fare una piccola (e metodologicamente discutibile) osservazione partecipante. Deformazione professionale, ovvio. La prima sorpresa sono due persone che, agenda executive alla mano, osservano la fila. Poiché non hanno riviste religiose, immagino siano ricercatori. Da ricercatore mi piace l’idea; io volevo fare osservazione un po’ alla buona, loro probabilmente hanno stabilito un protocollo di ricerca, magari utilizzando un approccio etnografico. Sono immediatamente solidale. Però non sono ricercatori. Sono “osservatori” (così si definiscono) del candidato Renzi; in effetti sull’agenda, una di loro ha anche il logo della campagna ma, stando in fila, non l’avevo notato. Osservatori? Il termine mi lascia interdetto: mi fa pensare a “ospiti” di altri partiti e/o coalizioni o, peggio, alle elezioni nelle cosiddette democrazie protette.

La seconda sorpresa sono i rappresentanti di lista: ne vedo solo due ed è impossibile non vederli. Hanno un grosso badge con il logo della campagna di Matteo Renzi. E gli altri? Non ci sono? Ma sì, certo, solo che sono volontari fra i tanti. Un ragazzo mi dice che lui è della sezione di Sel e dà una mano (è vero peraltro: aiuta le persone anziane, collabora alla macchina organizzativa). Non ha simboli. E così tutti gli altri, i tanti volontari del Pd. Solo un signore anziano ha nel taschino un dépliant messo in modo che – al posto del classico fazzoletto – si veda la foto di Bersani. Mi fa un po’ tenerezza quando mi dice “Mica c’avevamo i soldi per fare pure quei cosi”. La “macchina del partito” è molto diversa da certe narrazioni giornalistiche ma questo lo sapevo già.

Poi ci sono le persone in fila. Una signora, sicuramente sopra i 60 anni, mi dice che lei vota Bersani “perché oggi è la giornata contro la violenza sulle donne e solo Bersani difende le donne”. Un ragazzo dice che è vero ma che “sui diritti Vendola è fantastico”. Avranno quarant’anni di differenza ma dopo una breve discussione concordano: “Bersani e Vendola insieme sono l’unica speranza per l’Italia”. Forse sono un po’ retorici ma la passione è forte e così la voglia di partecipare. Io continuo ad ascoltare ma non mi esprimo. Peccato, però, non avere scarpe rosse: oggi avrebbe avuto senso indossarle.

Una ragazza dice che i genitori (impiegato il papà, ex operaia la mamma) hanno fatto un mutuo per pagarle l’Università e che lei fa “lavoretti” per non chiedere altri soldi a casa ma “non lo dico ai miei sennò ci rimangono male… e poi c’è quella (…) della Fornero che dice che siamo choosy… vorrei vedere lei”. Sono curioso di sapere per chi vota ma non posso e non voglio chiederglielo. Continuo ad ascoltare e registrare emozioni.

Un uomo vicino a me (più o meno la mia età, forse qualche anno di più) è più silenzioso. Mi dice sottovoce che “l’unica novità è Renzi”. Continuo a non esprimermi e lui, quasi sussurrandomi all’orecchio, “questi sono tutti comunisti, se non vince Renzi vanno al potere loro”. Mi sembra di tornare improvvisamente agli anni Settanta (o alla propaganda berlusconiana, i contenuti sono gli stessi). Ironia della sorte, la fila ci ha portato sotto un grande ritratto di Enrico Berlinguer. Forse è solo una mia impressione ma per un attimo mi è sembrato di vedere Berlinguer che rideva di gusto.

C’è anche un anziano signore che conosco perché è un amico di famiglia. Io sono in fila e lui ha già votato e sta andando via. Sorridente, mi lascia capire che ha votato Vendola.

Non manca una suora al seggio; lei è più loquace ma parla con serenità e delicatezza. Dice di avermi visto in un programma tv ma lo fa con discrezione. Mi dice che lei ha votato anche alle altre primarie: “Bindi e Franceschini. Loro sono cattolici e Franceschini è stato pure scout, a me loro piacciono tanto”. Allora voterà per Renzi, che è stato scout pure lui?, le chiedo. Lei, prontissima: “Ma scherzi? Parla come Berlusconi! No no, io voto Bersani”. La suora mi incuriosisce, cerco di capire la sua scelta; sotto la sua apparente ingenuità c’è una grande attenzione alla politica. Mi dice che lei “lavora con i giovani” e che la speranza non viene da chi “vuole prendere le poltrone senza cambiare”. Mi parla di giustizia ed eguaglianza (“che sono evangeliche non ce lo scordiamo”) e delle persone che non arrivano a fine mese (“ormai alla terza settimana, altro che quarta”) e dice che la politica deve dare speranza e risposte concrete. “Hai capito perché voto Bersani?”

Mi piacerebbe parlare con tutte e tutti, ognuno ha una storia e un punto di vista. Qualcuno è un po’ più scettico sul ruolo della politica, però è qui, in fila. Arriva il mio turno. I volontari sono davvero fantastici. Ci auguriamo buona giornata ma la loro sarà molto più lunga e faticosa della mia.

Intanto la studentessa ha votato pure lei e uscendo si è accesa una sigaretta mentre parla al cellulare. La sento dire che ha votato e così esaudisce involontariamente la mia curiosità inespressa: “…ma certo…. Bersani tutta la vita!”

Fuori la fila si è allungata un bel po’. Un’anziana signora (ultraottantenne ma attivissima) che so essere una vecchia militante del Pci-Pds-Ds-Pd mi dice con accento romano: “Hai votato bene professò?”. Cerco una battuta ma lei è più rapida di me: “Vabbè tanto l’importante è c’hai votato. Chiunque vince, semo i mejio. Mica Grillo li fa votà! E Berlusconi ha sfasciato l’Italia ma mo’ noi la rifamo. Hai visto che fila lunga? Bellissimo! Questi semo noi!”

Non so se quelli che chiudono la fila condividono lo stesso entusiasmo, però l’anziana “compagna” ha ragione. Lo spettacolo è bellissimo. E certo stride non poco con l’ipotesi che il ritorno di Berlusconi significhi automaticamente la sospensione delle possibili primarie del centrodestra. La democrazia passa inderogabilmente per la partecipazione. E quella lunga fila può davvero essere l’inizio di una nuova stagione della politica in Italia.

Per la cronaca: io ho votato Bersani.