“Nella sfera del personale della scuola abbiamo riscontrato anche grande spirito conservatore” come la “grande indisponibilità  a fare due ore in più a settimana che avrebbe significato più didattica e cultura”.

Sono parole del Presidente del Consiglio, sen. Monti, pronunciate a Che tempo che fa. Tutti presi dalle notizie sui risultati delle primarie del centrosinistra, le parole del prof. Monti sono state un po’ trascurate. Peccato perché sono molto interessanti e mostrano come la retorica politica (anche quando proviene da stimabilissimi “tecnici”) non evita quasi mai un pizzico di demagogia.

Avevo capito che le ore in più dovessero essere sei (e non due). Peraltro si parla di “ore di didattica frontale”, che sono cosa molto diversa dalle ore “lavorate” (un rapporto lavoro/prodotto finito che è circa 4 a 1). Che la differenza non la conosca un politico di professione, lo posso (con difficoltà) capire; mi è più difficile accettare che non la capisca un autorevole professore.

Difficile poi capire come le “due ore in più” avrebbero potuto rappresentare “più didattica e cultura”. La scuola ha bisogno di investimenti strutturali, di infrastrutture funzionanti, di luoghi “fisici” e di crescita culturale (e di dignità) per i docenti. E ha bisogno di considerare diversamente gli studenti, magari evitando che debbano provvedere da soli persino alla carta igienica. Davvero nel disastro della scuola italiana (a stento attenuato dalla buona volontà della gran parte del corpo docente) due (o più) ore di presenza in aula rappresenterebbero il cambiamento?

E perché mai i docenti di scuola secondaria più sottopagati d’Europa dovrebbero prestare ulteriore lavoro “gratuito”?

E come mai si dimentica di dire che se aumentano le ore dei “vecchi” professori di ruolo, diminuiscono le possibilità di accesso dei “giovani”? Il triste concetto di rottamazione è ormai entrato a pieno titolo nel dibattito politico, con la scusa (risibile) che allontanare i vecchi (non solo dalla politica) possa favorire il rinnovamento: le politiche effettive però tengono i “giovani” bene a distanza dall’accesso.

Su temi come questo dovrebbe, auspicabilmente, concentrarsi l’ultima settimana di dibattito fra i due candidati delle primarie del centrosinistra. Sarebbe bello sentire proposte e idee, invece che stantìe recriminazioni sulle regole o proclami sulle regioni rosse “strappate” all’avversario.

Le parole del prof. Monti sulla scuola evidenziano un quadro concettuale e posizioni culturali sullo sviluppo che sono assolutamente legittime. Altrettanto legittimamente il centrosinistra deve offrire (e lo sta già facendo) le sue proposte, che sono alternative. Insomma, banalizzando un po’, fra Zingales e Krugman io scelgo il secondo.

A proposito, la stessa scelta l’ha fatta anche quel “pericoloso comunista” di Barack Obama