benigni2Sublime. Non trovo altro modo per definire la straordinaria interpretazione della Costituzione che Roberto Benigni ci ha regalato stasera. E, per una volta, sublime anche la Rai, che scrive una delle pagine più alte del servizio pubblico.

So che molti diranno che quella di Benigni era solo divulgazione (o forse popolarizzazione). Ma Benigni, in realtà, ha presentato una sintesi straordinaria dei fondamenti di scienza politica: non possiamo pretendere che tutti capiscano la Costituzione così come non possiamo pretendere che tutti conoscano la scienza politica o il diritto costituzionale. Pazienza. Continueranno a pensare che siamo un po’ “semplici” e magari anche facilmente emozionabili (anch’io, sì lo confesso, mi sono emozionato e ho faticato a trattenere le lacrime). Pazienza se dovremo leggere i soliti distinguo, pazienza se ci toccherà ascoltare analisi un po’ tristi su Benigni. L’emozione è così forte che tutto passa in secondo piano.

Roberto ci ha regalato un grande spettacolo ma, soprattutto, l’emozione di un volo in ciò che sembrava sepolto: l’orgoglio di essere italiani. Figli di un’Italia che ripudia la guerra, di un’Italia che crede nell’Europa e si apre al mondo, di un’Italia che tutela gli ultimi e i perseguitati, di un’Italia che non paga e non pagherà mai il boia, di un’Italia che promuove la ricerca, di un’Italia fatta di emigrazione e di immigrati. Figli di un’Italia di cui essere orgogliosi proprio perché rinuncia a sentirsi la migliore. E per questo, nei nostri cuori, sogno e progetto.

L’Italia di Benigni non è l’Italia del berlusconismo e dei tanti berlusconismi vecchi e nuovi. L’Italia di Benigni è quella della Costituzione e ha i volti e le mani della sua gente. L’Italia della solidarietà contro gli egoismi del profitto a ogni costo. Non ha importanza se a qualcuno non piace. Perché quell’Italia è il sogno e il sangue di milioni di persone. Quello è il sogno che vogliamo e dobbiamo rifare.

Retorica? Popolarizzazione? Pedagogismo? Può darsi. Ma l’Italia della Costituzione (troppo spesso disattesa) è bellissima. Bravo Benigni che ce l’ha ricordato. Quelli che snobisticamente hanno deciso di non capirlo, sappiano che comunque quel sogno è anche il loro. E che l’inverno di questi ultimi vent’anni, passerà.

Io la sera mi addormento
e qualche volta sogno perché so sognare
e mi sogno i tamburi della banda che passa
o che dovrà passare.
Mi sogno la pioggia fredda e dritta sulle mani
i ragazzi della scuola che partono
già domani.
Mi sogno i sognatori che aspettano la primavera
o qualche altra primavera da aspettare ancora
fra un bicchiere di neve
e un caffè come si deve
quest’inverno passerà.

[Ivano Fossati]

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