piero_grasso“Io non salgo e non scendo. Mi sposto”.

Così Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, da poche ore ufficialmente candidato del Partito Democratico alle elezioni del prossimo febbraio. Grasso sarà capolista, come è giusto. Un candidato autorevole e credibile, difficile che qualcuno possa dubitarne. Al tempo stesso, un candidato che ha immediatamente impresso un segno nella campagna elettorale, mostrando quello stile che talvolta è sfuggito persino a qualche ministro “tecnico”. Con il senso della misura che gli sono propri ma anche con la passione con cui svolge – da 43 anni – il suo lavoro di magistrato, Piero Grasso ha precisato che la sua rinuncia alla magistratura è a titolo definitvo; sceglie inoltre – sebbene a malincuore – di non correre nella sua terra (“Ho chiesto di non candidarmi in Sicilia, ho fatto indagini profonde che hanno lasciato il segno anche in politica”) per correttezza istituzionale. Uno stile inedito per la politica italiana.

Nella speciosa polemica sui termini – una polemica francamente un po’ stantìa – fra il presidente Mario Monti e  l’ex premier Silvio Berlusconi, Piero Grasso sceglie l’idea della politica come servizio: non salgo e non scendo, mi sposto. Cioè smetto di servire il mio Paese come magistrato e scelgo di servirlo come deputato. Il senso più alto e più nobile della politica.

Che differenza rispetto a ministri e vice che parlano di giovani “sfigati” o “choosy” o che non conoscono la differenza fra ore di lavoro e ore di lezione frontale, tanto per citare solo alcuni casi. La differenza dal populismo di Berlusconi è talmente evidente che non ha bisogno nemmeno di essere discussa.

“Se la politica è nobile, un po’ di stile non guasterebbe”, ha detto Bersani presentando la candidatura di Piero Grasso. Uno stile che, in misura diversa, sembra fare difetto a molti dei vecchi e nuovi protagonisti dell’agone politico.

Certo un po’ di stile non guasterebbe nemmeno ad alcuni esponenti del mondo cattolico che, dopo avere acriticamente appoggiato Berlusconi ora lo scaricano (tardivamente) senza essersi mai accorti che c’era e c’è sempre stata una chiesa cattolica (quella del volontariato, dei preti di periferia, delle suore che combattono le mafie) che con Berlusconi non c’è mai stata e, anzi, ha scelto di stare dalla parte degli ultimi, fossero i senza fissa dimora di Roma o gli operai dell’Ilva.

Un po’ di stile non guasterebbe, peraltro, anche nei commentatori che ancora riconoscono un “valore aggiunto” alla posizione politica dei credenti, dimenticando che sarebbe ora di diventare un paese europeo dove la fede fa parte della storia e  della vita quotidiana ma non etichetta mai le appartenenze politiche. Sarebbe un bel segno di rispetto per le chiese (tutte) e per i credenti che, nella libertà della coscienza e nello stile che viene dall’Evangelo, voteranno liberamente e legittimamente per un partito o per l’altro.

Un po’ di stile poi non guasterebbe nemmeno a chi ha deciso di occupare la televisione con una propaganda ossessiva, che reitera parole d’ordine e slogan vecchi almeno di 18 anni.

E, forse, lo scrivo con rispetto, un po’ di stile in più da parte di chi doveva essere super partes aiuterebbe la politica italiana ad alzarsi, a “salire” appunto. In quest’ottica, per esempio, trovo straordinario che il segretario del Pd dichiari che non ci saranno ex-ministri “tecnici” fra i candidati del suo partito: una scelta che potrebbe non essere elettoralmente efficace ma che mostra una coerenza esemplare.

Lo stile, un nuovo stile della politica. Quello inaugurato nei confronti televisivi delle primarie del centrosinistra e che trova nella candidatura di Piero Grasso uno straordinario inveramento. Forse lo stile della legalità è questo: la chiarezza, la capacità di parlare chiaro senza necessariamente gridare. La capacità di fare le rivoluzioni (quelle più profonde) con i tempi e la delicatezza delle donne e degli uomini che attraversano questo tempo. Non è un caso che Piero Grasso abbia detto che il suo progetto “va oltre” e che abbia usato la parola “rivoluzione”: “un progetto di rivoluzione del sistema giustizia che va affrontato in modo graduale”. Una rivoluzione graduale. Oppure, il che è lo stesso, il sogno che diventa progetto.

Una ventata d’aria nuova e non mi stupisce per niente che chi la porta compirà 68 anni fra pochi giorni. Perché la novità non ha anagrafe, ha sempre stile, è radicata nella sua storia ed è leggera come il Cavalcanti di Calvino.

La candidatura di Piero Grasso non è solo quella di un uomo. Essa è la candidatura di un modo di intendere il servizio al Paese, di uno stile nobile della politica. Lo stile, appunto.