monti_logo2Alcuni obiettivi chiari: la politica, i politici, il linguaggio della politica. Poi i “conservatori” che, a seconda dei casi, sono i partiti politici, il sindacato (la CGIL in particolare) e l’area di sinistra del Pd. Insomma la politica e chi sta cercando di tornare a fare politica in Italia dopo un ventennio di favole tristi.

I conti e l’attacco alla politica: questi in sostanza i temi principali della campagna della lista elettorale di Mario Monti e dei “centristi”.  La nuova formazione ha finalmente un logo (grigio come la volontà di conservazione che esprime) ma continua a non avere un programma; a meno che non si voglia considerare programma il richiamo ideologico (e talvolta quasi fideistico) ai mercati e al liberismo. O quello, un po’ populistico, al fallimento della politica.

La strategia comunicativa è chiara. Marcare la differenza  da Berlusconi (ma dal suo partito non troppo) e attaccare il Pd e Sel. Gli attacchi sono condotti, comunque, con garbo, salvo qualche caduta di stile come nel caso dell’attacco a Stefano Fassina, identificato dal prof. Monti e dai suoi “intellettuali di riferimento” come il nemico da abbattere, anzi da “silenziare”. Evidentemente l’economista Fassina qualche fastidio lo arreca; non tanto perché è di “sinistra” ma perché presenta proposte e ipotesi. Al dio “liberismo” non risponde con l’invocazione ad altri dei, ma si ostina a proporre idee. Le idee, si sa, sono sempre pericolose. Soprattutto per chi ne ha poche.

Le strategie dei leader politici in queste prime fasi di campagna elettorale sono interessanti da interpretare. Berlusconi che usa un linguaggio obliquo, che cerca (con scarsi successi) di dettare l’agenda sui temi a lui più congeniali (l’IMU, le tasse), che infine evoca lo spettro del comunismo in una stantìa e triste riproposizione di toni e linguaggi del 1994. Casini che rispolvera i fasti delle battaglie della Dc contro una sinistra che è sempre un pericolo, che ritrova il piacere della minaccia politica. Il Presidente Monti che adotta uno stile garbatamente populistico, arricchito da toni propagandistici che sembrano lontanissimi dalla sobrietà che aveva portato a Palazzo Chigi nei primi mesi del suo gabinetto. Addirittura la conferenza stampa in cui non accetta domande (allora però dovrebbe chiamarsi comizio e bisognerebbe andare in piazza non al Plaza) con la precisazione che ci saranno risposte domani (oggi) via Twitter.

Berlusconi attacca Monti e Bersani. Monti attacca Berlusconi e (soprattutto) Bersani. E Bersani?

Il leader del centrosinistra gioca un’altra partita. Risponde agli attacchi solo per rivendicare la forza tranquilla del suo Pd o per difendere i valori della democrazia. E parla direttamente alla gente. Presenta programmi e idee e non si sottomette all’agenda che i litigiosi competitors di destra vorrebbero imporgli.

Ecco, sì di destra. Quella di Berlusconi e di Monti sono due destre diverse; ma sono due destre. E quella di Bersani è la sinistra. Come accade in tutti i paesi europei. Curioso che a destra si affannino (Monti compreso) a dire che non esistono più la destra e la sinistra. Si tratta – ne ho parlato spesso, anche in alcuni libri – di un’affermazione ideologica, che cerca di costruire un frame. Di solito i politici della destra più “sobria” e “carina” tendono a dire che non esistono più destra e sinistra, per lo più perché si vergognano di dire che sono di destra. Vale ancora – e molto – una vecchia affermazione di Norberto Bobbio: “la tentazione di negare che esista una destra ed una sinistra viene a chi vede minacciata di oscuramento la propria posizione”.

C’è tanto di vecchio nelle “nuove” strategie comunicative di “Scelta Civica con Monti per l’Italia”. I fautori della terza repubblica sembrano decisamente ancorati alla prima. Ragionieri competenti ma privi di progetto politico.

Forse l’Italia merita qualcosa di più.