Nichi-VendolaUna delle tipiche retoriche della politica è quella che individua negli “amici” o “alleati” più deboli dell’avversario considerato “forte”, l’obiettivo da delegittimare. Nel caso della coalizione di centrosinistra (Italia bene comune) l’obiettivo individuato dal prof. Monti è Nichi Vendola.

Ora, non sono chiarissime le “colpe” di Vendola, dal momento che il leader e gli esponenti di spicco di Scelta Civica non le argomentano mai. Proviamo allora a ipotizzarne alcune.

  1. Vendola è dichiaratamente gay: pensare a forme di discrimazione a sfondo omofobo sarebbe una mancanza di rispetto all’intelligenza del prof. Monti e dei suoi alleati, e quindi questa possibilità va scartata subito.
  2. Vendola è dichiaratamente cattolico: anche questa caratteristica, però, non può essere certo rubricata fra le colpe del leader di Sel. Anche l’on. Casini (alleato del prof. Monti) è dichiaratamente cattolico ed è impensabile che a Vendola possano essere rimproverate le sue scelte religiose.
  3. Vendola è favorevole a politiche di welfare avanzato. Qui, in effetti, i “montiani” più radicali potrebbero individuare delle pericolose fratture: la difesa dei ceti deboli appare tavolta in contrasto con l’obiettivo economico del rigore (senza crescita reale) che costituisce uno degli asset principali della cosiddetta “agenda Monti”. Però, l’UDC dell’on. Casini ha tappezzato le città con grandi cartelloni pubblicitari che riportano lo slogan “Noi difendiamo i deboli e le famiglie”. Ora, è difficile difendere i deboli tagliando la spesa sociale, diminuendo i posti letto negli ospedali, lasciando i pensionati nell’indigenza; ed è difficile difendere le famiglie solo con la retorica della sua sacralità, senza poi adottare misure concrete di sostegno al lavoro delle donne, ai nuclei familiari con bambini, e così via. Poiché l’UDC è un partito che proviene da una lunga tradizione sociale, bisogna presumere che dica il vero e voglia davvero difendere le famiglie (tutte, ovviamente, non solo quelle dei più ricchi): quindi anche questo non può essere un punto di contrasto con Vendola. A meno che non si ipotizzi che l’UDC usi uno slogan in cui in realtà non crede e quindi stia facendo propaganda beceramente populista: mi sembra improbabile, anzi impossibile. O no?
  4. Vendola è pacifista. Però questa non può essere una colpa: sia il prof. Monti, sia il presidente Fini, sia l’on. Casini conoscono benissimo la Costituzione e sanno che l’Italia ripudia la guerra (art. 11), non può quindi esserci contrasto su questo punto.
  5. Vendola è meridionale: poiché il prof. Monti non è certo sospettabile di simpatie leghiste (la Lega è alleata di Berlusconi, infatti) anche questa caratteristica non può essere rubricata come “colpa politica”.
  6. Vendola è “vecchio”. Non posso pensare che ci si riferisca a un dato generazionale: il leader di Sel non ha ancora 55 anni mentre il sen. Monti di anni ne ha 70. E quindi questa motivazione dobbiamo escluderla. Forse allora si fa riferimento al fatto che Vendola sarebbe “politicamente” vecchio. In effetti, il sen. Monti ha fatto spesso riferimento al fatto che Vendola, Sel (e in realtà anche bravissimi economisti del Pd come Stefano Fassina) sarebbero i difensori del passato, nemici del cambiamento. Anche in questo caso, però, è difficile che Monti dica sul serio. Altrimenti non potrebbe essere alleato dell’on. Casini, che in Parlamento siede dalla IX legislatura (1983, ora siamo alla XVI) e che è stato alleato di Silvio Berlusconi, cioè il leader populista che lo stesso prof. Monti individua come responsabile di una serie di problemi dell’economia e della società italiane. Forse non potrebbe nemmeno appoggiare Albertini in Lombardia (sindaco di Milano già nel 1997, quando il candidato del centrosinistra, Umberto Ambrosoli, aveva solo 26 anni).

Ci sono poi altre possibilità: per esempio quelle legate alle proposte politiche della coalizione “Italia bene comune”, cioè quelle espresse nella Carta d’intenti (da leggere) in cui si riconosce l’intera coalizione (Vendola, Portas e i suoi “Moderati”, Tabacci e il “Centro Democratico” e ovviamente Bersani e il Pd). Ma se così fosse, il prof. Monti dovrebbe rifiutare qualunque dialogo anche con Tabacci e con lo stesso Bersani (e ovviamente con tutto – TUTTO – il Pd che in quella carta si riconosce senza esitazioni). Perché allora l’attacco continuo a Vendola?

La risposta è semplice e univoca: per provare a indebolire Bersani, cercando di creare un conflitto interno alla coalizione e provando a indurre sfiducia e senso di impotenza. Una tattica simile (per carità, mutatis mutandis e senza alcuna volontà di sovrapposizione ideologica) a quella che i tedeschi cercarono di adottare nei bombardamenti di Londra. La risposta della capitale britannica – senza andare ai testi storici – è bene evidenziata, in maniera leggera e delicata, nel bel film di Stephen Frears, Mrs. Henderson Presents (2005).

Se si comprende che lo scopo di Scelta civica non è dialogare con Bersani “tagliando le ali estreme” bensì depotenziare il leader del Pd e togliere entusiasmo al centrosinistra, si comprende anche l’attacco alla CGIL. Anche su questo è bene riflettere. La CGIL non è un gruppo di “pericolosi bolscevichi” pronti a fare la Rivoluzione d’ottobre, come qualcuno degli intellettuali montiani (attivissimi su Twitter) cerca di rappresentare, con toni più garbati di quelli di Berlusconi e del Pdl ma di fatto con lo stesso armamentario retorico populista. La CGIL è il più grande sindacato italiano, con quasi sei milioni di iscritti, membro delle grandi confederazioni europee dei sindacati. La leader della CGIL, Susanna Camusso, proviene dal Psi e la sua storia personale di impegno per i lavoratori non presenta caratteri di estremismo di alcun tipo. Anche in questo caso, quindi, la CGIL diventa un artificio retorico per cercare di indebolire e isolare Pier Luigi Bersani.

Insomma, Monti e Berlusconi sono avversari che evidenziano reciproca e forte ostilità. Ma poi sembrano quasi condurre lo stesso gioco contro Pier Luigi Bersani e la sua coalizione di centrosinistra. Alleati inconsapevoli.

Monti, da Davos, ha avvertito Bersani che il suo richiamo alla trasparenza dei bilanci dello stato può risultare “sinistro” per i mercati. In realtà credo che al massimo le proposte di Bersani potranno apparire di “sinistra”: cioè non dissimili da quelle di molti governi europei e persino non distanti da quelle enunciate da Barack Obama nel suo bellissimo discorso di insediamento.

La retorica contro Vendola e la CGIL (come prima contro Stefano Fassina) è quindi un artificio strategico, una tecnica di comunicazione politica. Una retorica priva di fondamento politico. E quindi, alla fine, ideologica.

Ideologica, come, peraltro, il ricorso di alcuni esponenti alla retorica dei “valori irrinunciabili”, che in politica non esistono per definizione, dal momento che la politica è mediazione. A dire il vero, un valore irrinunciabile c’è: la persona umana, misura unica, causa e fine dell’azione politica. La persona umana che si sostanzia nelle famiglie che vivono con mille euro al mese, negli esodati, nelle donne emarginate e danneggiate perché donne (e spesso madri), nei disoccupati cinquantenni e nei ragazzi che non trovano lavoro, nei giovani del Sud a cui viene negata la speranza dalle infiltrazioni mafiose, nei giovani ricercatori a cui viene negato un futuro dalle scelte gerontocratiche dei baronati atrofizzati, nei ragazzi privati persino della possibilità di accesso a un sempre più teorico “ascensore sociale”, nelle donne e negli uomini a cui viene rubato il futuro.

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