bersani_doriaNegli ultimi giorni si sta scatenando l’accerchiamento mediatico nei confronti della coalizione Italia Bene Comune (Pd, Sel, Centro Democratico, Moderati, Psi). Non mi stupisce affatto. I pretesti sono i più disparati: dalla CGIL (rea di difendere i diritti dei lavoratori) a Vendola (di cui ho già scritto) fino alle recenti vicende MPS. Su quest’ultima in particolare, il Pd è stato aspramente attaccato dai sostenitori di Scelta civica: curioso che proprio Monti, però, abbia candidato “in posizione eleggibile” Alfredo Monaci, membro del Cda di MPS dal 2009 al 2012 con Mussari, ex presidente di Biver Banca e tuttora presidente di MPS immobiliare.

L’attacco sta diventanto furibondo: alle polemiche di Ingroia e Grillo, si è aggiunta la solita propaganda populista di Berlusconi, che ha rispolverato l’avviso sul “pericolo comunista”, un cavallo di battaglia del Cavaliere. Talmente risibile da apparire ridicolo, se non ci fossero alcune migliaia di italiani che ci credono. Ora è la volta di Monti, che sceglie un profilo civile e di confronto nei dibattiti televisivi ma non rinuncia all’attacco veemente all’avversario (il Pd innanzitutto) negli appuntamenti pubblici e nelle interviste senza contraddittorio. Non è casuale che il prof. Monti si dichiari avversario della sinistra (cioè di quella parte politica che, per senso di responsabilità e non senza fatica col suo elettorato, l’aveva appoggiato nel suo tentativo di “mettere in sicurezza i conti”). Che in Italia ci siano due destre (come in molti altri paesi del mondo), una demagogica e populista, l’altra più “europea”, lo abbiamo studiato e detto da tempo; le frasi del prof. Monti lo dimostrano con chiarezza. Solo una retorica elettoralistica permette ad alcuni esponenti di Scelta civica di parlare di “centro”; la più genuina espressione di quello spazio politico è, invece, rappresentata dal Centro Democratico di Tabacci (non a caso alleato del Pd e di Sel, non di Monti).

Non stupisce affatto l’accerchiamento di cui è fatto oggetto il Pd e, più in generale, la coalizione guidata da Pier Luigi Bersani. Curiosamente il Pd viene accusato di essere troppo conservatore e troppo rivoluzionario, troppo amico della finanza e troppo nemico del mercato. Tutto e il contrario di tutto. Evidentemente ci sono settori in Italia che temono il cambiamento, anche il più piccolo. E farebbero qualunque cosa pur di evitarlo.

 

Nota a margine

Ci sarebbe in realtà anche un secondo accerchiamento e riguarda i giovani del Pd, attivissimi in rete, al punto che Bersani sembra essere diventato il personaggio più popolare di Twitter. Da anni si dice che la sinistra “non è capace di comunicare”. Bisogna ammettere che è stato ed è (ma molto meno) anche vero. Ora è partito l’attacco alla “war room digitale” del Pd, accusata (da eminenti studiosi ma anche dai professionisti dell’ “io l’avevo detto”) di fare “spamming” su Twitter. La realtà è che accanto a un gruppo di giovani, ci sono tantissime persone che seguono i dibattiti su Twitter e intervengono. La “war room”, quindi, non fa altro che attivare un processo di costruzione comunitaria e identitaria. Poi, come dice giustamente Bersani, c’è un “popolo sul territorio” che crede nella partecipazione democratica e non si accontenta della funzione spettatoriale. Se le trombe (per usare l’immagine che oggi Bersani ha ripreso da Pier Capponi) degli altri sono un po’ sfiatate è perché sono il frutto di strategie decise da spin doctor e uffici stampa, ed è facilmente visibile dalla funzione di “collettori” che svolgono alcuni account o di mero “live-twitting” svolto da altri; le campane del Pd (e di tutta la coalizione Italia Bene Comune) sembrano a volte suonare in maniera confusa. Ma tutte insieme sono il suono di un popolo che vive negli spazi pubblici interconnessi della contemporaneità. Sono la voce di chi è stato troppo a lungo senza voce. Noi studiosi faremmo meglio, ogni tanto, ad ascoltare.