Com’è noto, sostengo da tempo che in Italia ci sono almeno due destre; la prima – quella berlusconiana – è populista; la seconda – quella di Monti – è più moderata, per certi versi “europea” Il centro (quello composto dai moderati, termine spesso usato a sproposito) fa parte della coalizione guidata da Pier Luigi Bersani. A dispetto delle strategie di auto-legittimazione del prof. Monti e dei montiani.

Oggi però abbiamo assistito a un tentativo più deciso, da parte di Monti, di cambiare tono argomentativo, adottando una strategia comunicativa che tende ad avvicinare la sua coalizione di destra moderata a quella populista di Berlusconi. Abbandonati i toni moderati ed europei, Monti ha attaccato il suo avversario (il Pd) accusandolo di essere nato nel 1921 (cioè di essere il vecchio Partito Comunista, che ha comunque il merito di avere prima combattuto insieme ai Popolari per liberare il Paese dalla dittatura e poi per contrastare il terrorismo, giova ricordarlo). La strategia di delegittimazione attraverso la pratica della negativizzazione dell’avversario non è insolita nelle destre populiste; lo è molto meno nelle destre moderne ed europee: Monti si allontana, così, dai gollisti francesi, dai Conservatori britannici e nordeuropei e così via.

Un bel colpo alla credibilità europea del presidente uscente. Frase offensiva, prima di tutto per la sua intelligenza, come ha giustamente detto Dario Franceschini. Monti sceglie così una strategia “berlusconiana”, insolita e inattesa. Che sia questo il vero volto del professore? O si tratta della strategia comunicativa che gli è stata consigliata?

Resta la sorpresa di un Monti aggressivo, populista e talvolta demagogico. Uno spettacolo comunque triste per una destra italiana che cominciava ad acquisire una sua dignità.

Dall’altra parte, Renzi e Bersani insieme, a mostrare un linguaggio e uno stile profondamente diversi.

La deriva comunicativa montiana ferisce innanzitutto i moderati e tradisce la vocazione europea che lo schieramento del presidente del consiglio uscente aveva così fortemente evocato nelle settimane passate. Dopo la civiltà del confronto televisivo fra lo stesso Monti e Stefano Fassina, si tratta di un passo indietro. Da parte di Scelta Civica. Peccato. Peccato perché, al di là delle posizioni, in molti avevamo sperato in una comunicazione politica più serena, in un confronto combattuto ma rispettoso dell’avversario. Peccato.

Ma in fondo è anche un elemento di chiarezza. Ora infatti è chiarissima la differenza fra chi (come Monti e Berlusconi) fa solo propaganda e chi (come Bersani) ha risposte e programmi per il Paese.