renzi_padova_15feb13Nelle ultime ore, molti autorevoli commentatori si sono lanciati in ardite quanto discutibili analisi sul presunto voto dei cosiddetti “elettori renziani”. L’argomentazione, in sostanza, è che tali elettori preferirebbero votare per Monti o, anche, praticare il voto disgiunto (Pd alla Camera, Scelta civica al Senato). La conclusione del ragionamento è che con Renzi leader della coalizione tutti avrebbero votato invece Pd.

Non si possono citare sondaggi e quindi non lo farò ma posso sicuramente dire che tale analisi non reggerebbe alla prova dei numeri. Alcune cose, però, si possono dire.

Nell’argomentazione che viene proposta (non a caso diffusa in rete da simpatizzanti e candidati di Scelta civica e del Pdl) si dimentica, per esempio, la mancanza di “controprova”: quanti elettori “a sinistra di Renzi” si sarebbero allontanati con una leadership diversa da quella di Bersani? E’ chiaro che ragionare con la logica dei “se” e dei “ma” non conduce da nessuna parte.

I dati empirici sono molto diversi. Nei giorni delle primarie per la leadership della coalizione Italia Bene Comune, realizzammo uno studio sul profilo degli elettori “per Renzi” e quelli “per Bersani”. Uno studio simile fu compiuto negli stessi giorni anche dal CISE.

I dati sono interessanti, soprattutto perché contraddittori. A novembre, per esempio, il potenziale elettorale di una coalizione guidata da Matteo Renzi era più alto di quello di una coalizione a guida Bersani. Tale analisi si basava, però, su due variabili e in assenza di due elementi di quadro; le due variabili erano: a) il mantenimento del patto di coalizione e b) la fedeltà al voto di coalizione da parte degli elettori di Nichi Vendola e Laura Puppato. Gli elementi di quadro mancanti erano la presenza di Scelta Civica (e della “salita” in politica del prof. Monti) e l’incertezza sulla presenza o meno di Silvio Berlusconi. Le due variabili considerate stabili erano, in realtà, tutt’altro che certe, mentre nessuno si è premurato di fare analisi sugli elettori delle primarie considerando la “variabile Monti” (o la radicalizzazione provocata dal ritorno iper-mediatizzato di Berlusconi).

La stragrande maggioranza degli elettori di Renzi e di Bersani, comunque, era composta da elettori del Pd (e/o del centrosinistra) che dichiaravano che avrebbero comunque votato per il centrosinistra chiunque ne fosse stato il leader. Tuttavia, un elemento importante riguardava un terzo circa degli elettori di Renzi che non si dichiarava né simpatizzante né elettore abituale del Pd: quelli, in sostanza, avvicinati alla politica dall’impegno e dall’entusiasmo di Matteo Renzi. Qui le cose sono molto più confuse: molti di loro, infatti, dichiaravano che – al di là delle primarie – avrebbero votato una coalizione a guida Renzi solo a determinate condizioni (senza Sel, con Monti – ancora non “salito” in politica – premier o ministro dell’economia, e così via) o addirittura che comunque avevano dubbi persino sul voto alla coalizione di centrosinistra. Si tratta dei soggetti esterni al voto tradizionale per il centrosinistra, avvicinati dalle primarie (un merito del Pd) ma sulla cui fedeltà di voto alle elezioni politiche non abbiamo certezze.

Indicazioni simili (ma ovviamente speculari) si trovavano anche fra gli elettori di Sel e persino fra quelli di Tabacci.

Va aggiunto infine un elemento politico, che temo dispiaccia molto agli autorevoli commentatori e fautori del voto disgiunto “Pd-Camera/Monti-Senato”: Matteo Renzi è un’importante risorsa, anzi uno dei leader, del Partito Democratico. Il Sindaco di Firenze, a dispetto di molti dei suoi “entusiasti” fautori della prima ora (e adesso non a caso transitati nel partito del prof. Monti), ha fatto quello che Hillary Clinton fece nel 2008 con Barack Obama: una battaglia interna anche aspra ma nella fedeltà delle scelte comuni. Offende Renzi chi dice che con lui non ci sarebbe stato Vendola ma Monti: il Sindaco di Firenze aveva firmato la carta d’intenti della coalizione e ha sempre mostrato una grande fedeltà alla parola data (che per lui è un valore fondativo). Matteo Renzi ha più volte rimandato al mittente le strumentalizzazioni che alcuni hanno fatto sul suo nome. Sarà bene che i “montiani” e i “berlusconiani” si rassegnino: Renzi fa parte del Pd, è un protagonista e appoggia Bersani e l’intera coalizione con lo stesso entusiasmo con cui ha fatto la campagna per le primarie.

Stupiscono quindi alcune analisi e stupisce ancora di più l’ipotesi del voto disgiunto pro-Monti. Escluderei interessi: magari si tratta solo di analisi un po’ affrettate, che non considerano tutte le variabili in gioco. A meno che qualcuno dei “montiani” non abbia sondaggi riservati che però a noi non è dato sapere.

Resta il grigiore di una campagna elettorale fatta di slogan populistici e proposte camaleontiche. E resta la fatica di Bersani, Renzi, Tabacci, Nencini, Vendola di presentare quei programmi concreti (che loro hanno) a cui buona parte dei media sembra purtroppo non interessata.