Un uomo, quarantenne, è entrato nella sede della Regione Umbria; ha ucciso due impiegate (una delle quali precaria) e si è poi suicidato. Alla base del gesto, problemi di natura economica, sembra. Il frutto, fra l’altro, di un “clima sociale orribile” come lo ha definito il Sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali.

La notizia che arriva dalla tranquilla Umbria (qui) dovrebbe far riflettere tutti gli attori politici nazionali, i “vecchi” partiti e i “nuovi” movimenti. Al di là dell’episodio (i cui contorni sarà compito delle forze dell’ordine e della Magistratura di delineare), resta un clima sociale disperato e disperante.

Un clima a cui non giovano i generici quanto fallimentari richiami al mercato e agli “obblighi” di bilancio, se non si investe anche in futuro e non si dà una speranza. Un clima a cui non giovano i vecchi balletti di una politica che stenta a ritrovare credibilità Un clima a cui non giovano i proclami “sfascisti”, gli stessi che si manifestano in rete con la logica dell’attacco violento a chiunque la pensi diversamente dal “vaffa-pensiero” (colleghi precari – anzi precarissimi – vengono attaccati solo perché insegnano nelle università, da persone che dimenticano che proprio il lavoro intellettuale è stato depresso delle politiche neo-liberiste e confuse degli ultimi anni e che i giovani colleghi dalle “caste” hanno ricevuto solo calci nel didietro).

L’Italia ha bisogno di speranza, di slancio, di possibilità di credere con fiducia nel futuro. Ma anche di ragionevolezza e buon senso. Il nuovo Parlamento – tutto – provi per una volta a non rispondere alle oligarchie dei partiti o ai guru dietro una tastiera. Provi, per una volta, a rispondere al Paese.