piero_grassoL’elezione di Laura Boldrini alla presidenza della Camera e quella di Piero Grasso alla presidenza del Senato costituiscono un esempio evidente di come si possa fare – con i fatti – il cambiamento di cui l’Italia ha bisogno. Si tratta di due figure di altissimo profilo, che peraltro vengono da quella “società civile” che non è composta solo da chi legittimamente ha rabbia verso una certa politica e si accontenta dei “vaffa”; c’è una società civile fatta di persone che hanno speso la loro vita e la propria professionalità per costruire un mondo migliore, giorno dopo giorno. La scelta di candidare Laura Boldrini e Piero Grasso rappresenta la volontà di dare voce all’Italia dei giovani, degli operai, degli intellettuali, dei magistrati, delle forze dell’ordine, dei volontari del terzo settore, dei lavoratori che si battono per il posto di lavoro, degli insegnanti che ogni giorno provano a costruire speranza con la conoscenza.

I discorsi di insediamento dei due neo-presidenti sono la prova più evidente del rinnovamento. Discorsi di alto profilo, appassionati, veri. Dai diritti alla necessità di camminare col passo dei più deboli, fra Teresa Mattei e Nino Caponnetto.

laura_boldrini2La scelta di alcuni senatori del M5S (difficile dire quanti) di sostenere Grasso rappresenta un gesto di coraggio, che onora la dignità dell’art. 67 che i padri costituenti misero a garanzia del primato della coscienza. Ed è anche una risposta a quella parte consistente del proprio elettorato che non si è limitato a qualche populistico “vaffa” ma che li ha scelti perché rappresentassero un’opportunità di cambiamento reale. Hanno fatto una scelta politica e non “politicistica”.

Sono le schede bianche, invece, che rappresentano la vecchia politica, quella contro cui in molti avevano promesso di battersi. In un ballottaggio ci sono solo due opzioni; la terza (la scheda bianca) equivale a non scegliere (sulla quarta, la scheda nulla, meglio stendere un velo pietoso). Impossibile non vedere la differenza fra il candidato di Berlusconi (il sen. Schifani) e l’ex procuratore anti-mafia. Piero Grasso è nuovo alla politica, è neo-eletto senatore ma è uomo di giustizia. Un profilo altissimo, indiscutibile.

C’è poi un grande sconfitto nell’elezione del presidente del Senato: il progetto politico del sen. Monti. Converrà ricordarlo: Monti escluse in maniera categorica una sua candidatura, poi si candidò. E formò anche un partito (che però non doveva essere chiamato partito ma movimento, esattamente come scriveva Beppe Grillo del M5S). Negli ultimi giorni sembra che il prof. Monti abbia chiesto per se lo scranno più alto di Palazzo Madama, irritando non poco persino il Presidente della Repubblica. Oggi infine la scelta della scheda bianca. Come dire che per Scelta Civica, Schifani e Grasso sono la stessa cosa. Peraltro, dopo avere più volte attaccato Berlusconi in campagna elettorale. Il prof. Monti sarà sicuramente ricordato per molte cose: certo non per la coerenza.

Il progetto politico di Scelta Civica è anagraficamente nuovo: ma è politicamente vecchio, anzi decrepito.

Va notata, infine, la straordinaria intelligenza politica di Bersani, di Vendola e soprattuto dei giovani del Pd. Hanno fatto una scelta di reale discontinuità, costringendo tutti gli altri attori politici a svelare alle italiane e agli italiani se davvero vogliono il rinnovamento. Al di là delle parole e dei tweet. Un capolavoro politico.

Ma anche la prova che sta emergendo nel Pd una nuova classe politica (da Pippo Civati a Matteo Orfini, da Stefano Fassina ad Alessandra Moretti fino ai tantissimi giovani neo-eletti) che costituiscono la più bella e straordinaria novità della politica italiana. A loro il compito di essere uniti e imporre il cambiamento al partito, alla sinistra e all’intero Paese. Ora non devono fermarsi. Devono andare avanti così.

Il capolavoro politico del nuovo Pd è uno splendido regalo alla democrazia italiana.