Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, trova una soluzione sicuramente originale, sebbene non troppo diversa da quelle auspicate qualche settimana fa da Lega Nord e M5S. “Prorogatio de facto” del governo Monti e due commissioni di “saggi” che dovrebbero individuare il percorso delle riforme essenziali per il Paese. Si è parlato di “modello olandese“, sebbene le somiglianze (evidenti) fra i due casi sono più formali che sostanziali. Sicuramente, comunque, somiglianze ci sono.

Resta il fatto di una soluzione a due teste. Da una parte, necessaria, indispensabile, unica soluzione per uscire dall’impasse parlamentare a cui portano i no del M5S a qualunque soluzione per un governo “di scopo”; dall’altra parte, strana alchimia costituzionale che di fatto nega il ruolo dei partiti e, soprattutto, rende di fatto inutile il voto.

Probabilmente non c’erano altre soluzioni, soprattutto considerando l’incrocio fra risultati elettorali e semestre bianco. Certo sui nomi dei saggi – alcuni di grande prestigio, altri non proprio “nuovi” – si poteva fare uno sforzo di fantasia in più. O forse no.

Colpisce, in queste prime ore, l’entusiasmo di Vito Crimi (M5S) per la soluzione trovata (“Il Presidente ci dà ragione, Parlamento subito al lavoro”). Certo, si sarà detto il cittadino Crimi, la soluzione per l’Italia è “nuova” e quindi, perché no? Che i saggi dovranno tarare riforme sulla base degli impegni di quell’Europa prima tanto detestata, ora sembra non essere così importante. Miracoli della nuova politica. Che somiglia tantissimo a quella vecchia.

Resta comunque il problema di una democrazia bloccata. Un problema che non è solo istituzionale ma che, drammaticamente, riguarda milioni di giovani, di disoccupati, di famiglie che fanno fatica ad arrivare finanche alla terza settimana. Un problema che riguarda quella “gente” per cui ci si fa eleggere in Parlamento (almeno in teoria). Quelle persone così presenti nei discorsi e nelle pratiche politiche delle tante donne e uomini che credono in un’economia diversa, nelle potenzialità della “decrescita”, nelle istanze di partecipazione o che, semplicemente, credono nella necessità del cambiamento. Sono fra il 20 e il 25% dell’elettorato del M5S. I “gauchisti” li chiamano Roberto Biorcio e Paolo Natale nel loro bel libro Politica a 5 stelle (Feltrinelli, Milano). Chissà se si sono accorti che l’uovo di Pasqua scintillante della “democrazia liquida e diretta” era incartato con la vecchia stagnola del neo-liberismo.