CostituenteQuello delle riforme istituzionali è un tema complesso che non si può risolvere con un post e nemmeno con un lungo saggio articolato.

In attesa di capire meglio la situazione che si sta delineando sul tema del presidenzialismo/semipresidenzialismo, alcune brevissime note schematiche.

1. Premessa

Ho firmato, in tempi non sospetti, un manifesto per il semipresidenzialismo con sistema elettorale a doppio turno di collegio. Ho firmato il mio primo documento sul “doppio turno” nel 1989 (Berlusconi non era ancora “sceso” in politica).

2. Confusione 1

La legge elettorale è ovviamente connessa culturalmente al sistema istituzionale ma non è vero che lo sia anche formalmente. Non è un caso che la materia elettorale sia regolata da legge ordinaria mentre il sistema istituzionale è materia costituzionale. Se persino qualche costituzionalista lega la riforma della legge elettorale alla forma istituzionale siamo messi male (o è solo propoaganda). In altri termini, la riforma del Porcellum si può fare (anche in senso doppioturnista) a prescindere da qualunque riforma istituzionale: il problema, eventualmente, risiede nella necessità di ridisegnare i collegi non certo nel sistema istituzionale. Il Pdl lega la riforma della legge elettorale a quella del sistema istituzionale (e della forma dello Stato) per ottenere il massimo vantaggio possibile oppure (che è poi lo stesso) procrastinare qualunque decisione per tenere in vita il Porcellum.

Le posizioni di alcuni dirigenti Pd (che di fatto legittimano la strategia di Berlusconi, pardon “del leader principale dello schieramento a loro avverso”) sono difficili da comprendere.

3. Confusione 2

Molti politici (e anche qualche leader) parlano indifferentemente di presidenzialismo e semipresidenzialismo. In scienza politica si discute da tempo se essi debbano considerarsi due sistema totalmente differenti o se il secondo sia in realtà una forma ibridata del primo. Al di là della questione teorica, si tratta comunque di due sistemi diversi che producono meccanismi differenti di partecipazione e prevedono forme molto dissimili di gestione del potere. Per dirla in maniera un po’ semplificatoria, Francia e USA hanno sistemi istituzionali e tradizioni politiche molto differenti, non c’è bisogno di essere laureati in Scienze Politiche per capirlo.

4. Semipresidenzialimo come?

Non basta istituire il semipresidenzialismo per decreto (ammesso che fosse possibile). Vanno stabilite regole precise, definiti equilibri di potere e istituzioni di controllo. In Francia non funziona come molti la raccontano; i sistemi di equilibrio democratico sono molteplici e non è un caso che nei periodi di “coabitazione” è il premier che di fatto assume il controllo reale del Paese. Il semipresidenzialismo, poi, prevede un’inevitabile e rigorosa legge sul conflitto d’interessi: la politica italiana è davvero pronta a farla?

5. La democrazia

La democrazia deve avere tempi certi ma, al tempo stesso, deve avere tempo. I processi di miglioramento qualitativo della responsiveness democratica non si misurano con il timer dei consigli d’amministrazione aziendali. La democrazia, infatti, funziona solo dentro un tessuto sociale, si radica nella storia, progetta sul futuro di generazioni. Una riforma istituzionale ha bisogno di tempo, di consenso sociale (non solo parlamentare), di maturazione. Personalmente – lo dicevo qualche riga sopra – non sono contrario alla suggestione semipresidenzialista; in questo momento storico, però, non posso in coscienza ritenerla una soluzione praticabile. Anzi, essa oggi si rivela per quello che è: un tentativo – maldestro – per non affrontare il tema della riforma della legge elettorale e per continuare a non parlare della necessità di pensare un nuovo modello di sviluppo.