Nonostante mi occupi di comunicazione politica, tempo fa mi ero ripromesso di limitare il tempo dedicato a programmi come Ballarò. Non per snobismo e nemmeno per scarsa considerazione della professionalità di chi ci lavora (che invece è alta). Il motivo della “noia” risiedeva nell’effetto “compagnia di giro” che si ricavava da puntate con ospiti che – più o meno – erano sempre gli stessi, a volte persino vecchi tromboni.

Nelle ultime due settimane, però, ho notato volti nuovi e diversi (magari insieme anche ai soliti noti ma almeno c’è un po’ di ricambio di idee, oltre che di facce).

Ieri fra gli ospiti c’era Gianni Cuperlo, persona che stimo da anni per la sua lucidità intellettuale. Sembrava impossibile eppure in un vecchio programma di “telepolitica” (o di infotainment o forse meglio ancora politainment) si parlava anche di politica. Cuperlo ha fatto entrare nel dibattito televisivo temi importanti: la centralità della dignità umana, il primato dei popoli sul potere finanziario, l’impegno concreto per i più deboli. Al tema dell’IMU ha contrapposto il disagio delle tante famiglie che vivono in affitto. Ha ricordato che l’aumento dell’IVA deprime i consumi delle fasce deboli e, in definitiva, costituisce un vulnus per l’intero sistema produttivo. In un “twit” simpatico, il vicedirettore di Europa, Mario Lavia, ha scritto “Cuperlo più a sinistra di Sel” e non sembrava un rimprovero. Altri lo hanno visto assolutamente dentro la dottrina sociale della Chiesa.

Lui ha citato Keynes, non agitandolo come feticcio del passato ma usandolo come strumento conoscitivo del presente. Ha ricordato che di fronte alla crisi globale la sinistra deve avere il coraggio di affrontare la sfida, adottare linguaggi nuovi, promuovere nuovi modelli economici. Come alla grande depressione degli anni Trenta (e alle guerre) le risposte furono le politiche keynesiane, il welfare, i modelli socialdemocratici del Nord Europa, così oggi c’è bisogno di un salto culturale, di una nuova spinta progettuale capace di abbandonare i vecchi strumenti cognitivi e affrontare il nuovo con coraggio.

E poi il grande tema della democrazia. Di una democrazia che deve essere sempre più partecipativa. A cominciare dai partiti, a cominciare proprio dal Pd che magari è spesso lacerato ma discute su posizioni e piattaforme politiche ed è l’unico fra i grandi (ha ragione Cuperlo) che non è un partito personale.

Argomentazione colta ma chiarissima. Mai sopra le righe, sempre educato. Un amico catalano (che vive in Italia) mi ha scritto: “Ma quel Gianni è italiano? Ma dove lo tenevano nascosto? Hanno Messi e lo tengono in panchina?”.

Bello ritrovare, per una volta, la politica – anzi, la Politica, con la P maiuscola – in televisione.