TaxiCabPartito-taxi” è l’espressione che viene da qualche tempo utilizzata per indicare un partito la cui funzione primaria è quella di consentire un’alleanza ampia di interessi più o meno diffusi, allo scopo di conquistare il potere (attraverso elezioni libere, competitive, corrette e ricorrenti, ovviamente). L’idea del “partito-taxi” è che chiunque possa “scalarlo” (da qui la grande enfasi posta sul concetto di “partito contendibile”) per poi usarlo a fini personali (visione negativa) o allo scopo di governare un Paese nell’interesse delle cittadine e dei cittadini (visione positiva).

Il “partito-taxi” (espressione giornalistica ancora non attestata nella manualistica di scienza politica) deve essere inevitabilmente “catch-all” e cercare un posizionamento verso il centro (cosa che non implica necessariamente un partito “di” centro).

Il “partito-taxi”, infine, si oppone programmaticamente sia ai partiti ideologici sia anche ai partiti che vogliono avere un forte radicamento sociale e fornire strumenti di partecipazione. In altre parole, si tratta di un’idea diametralmente opposta sia alla forma partito proposta da Fabrizio Barca nella sua ormai nota Memoria_Politica con cui annunciava il suo impegno nel Pd sia a quanto espresso nelle Note di Alfredo Reichlin per il congresso del Pd. Al tempo stesso il “partito-taxi”, rendendo superfluo il ruolo dei militanti e dei simpatizzanti (dal momento che gli elettori diventano fine e mezzo), non ha interesse nemmeno nelle forme di democrazia digitale e nella funzione sociale dei partiti come “facilitatori” della partecipazione democratica. Il partito-taxi, in altre parole, entra in conflitto in maniera decisa anche con quel modello di partito – proposto da Gianni Cuperlo – capace di attivare circuiti virtuosi di democrazia deliberativa e partecipativa.

L’espressione “partito-taxi” viene oggi usata da Huffington Post Italia per illustrare l’idea che Matteo Renzi avrebbe del Partito Democratico. In realtà, quale idea Renzi abbia del partito (e/o della forma partito in generale) dobbiamo evincerla solo dalle interviste rilasciate, dal momento che non c’è alcun documento specifico in proposito ascrivibile al sindaco di Firenze. Assumiamo che il “partito-taxi” sia effettivamente l’idea di Renzi. Si tratta comunque di un progetto legittimo, anche se personalmente penso che in un Paese in crisi di rappresentanza e deficit di partecipazione ci sarebbe bisogno di partiti capaci di attivare forme di partecipazione avanzata.

Il partito-taxi è per sua natura “contendibile” (altra espressione che trovo inadeguata quando parliamo di partiti politici) e dunque congressi e primarie diventano lo strumento per conquistarli. Sempre HuffPost attribuisce a Renzi una frase interessante: “Il segretario del Pd? Il candidato premier sia chi conquista Largo del Nazareno”. Proprio una decina di giorni fa avevo scritto un breve post in cui giudicavo positivamente la disgiunzione fra leader di partito e candidato premier. Era stata proprio una battaglia di Renzi, accolta da Bersani non senza forti contrarietà interne. In quell’occasione, infatti, c’era un segretario politico, democraticamente eletto in elezioni primarie (2009) a cui lo statuto allora vigente conferiva il ruolo automatico di candidato premier (per il partito almeno). Quella sovrapposizione di ruoli (che non mi convinceva, come ho già scritto) è stata cancellata grazie alla generosità di Bersani e alla testarda ed efficace battaglia di principio di Renzi.

Le ultime affermazioni del sindaco di Firenze, però, andrebbero in direzione totalmente opposta a quanto da lui affermato e voluto per oltre un anno. Due ipotesi: la prima è che Huffington Post Italia abbia sbagliato titolo e sia stato impreciso negli articoli; la seconda è che Matteo Renzi abbia improvvisamente cambiato idea. Nel primo caso ci potrebbero essere smentite e rettifiche ma è questione su cui non ho titolo per intervenire. Nel secondo caso sarebbe, invece, opportuno capire perché Matteo Renzi ha cambiato idea.

One comment

I commenti sono chiusi.