Curioso.

Renato Brunetta chiede l’aumento della delegazione governativa del suo partito perché “tra il Pd e il Pdl c’è stato uno scarto di voti pari allo 0,3%. Invece il Partito democratico ha quasi il doppio di ministri, rispetto a noi. Serve un riequilibrio”. Converrebbe ricordare che i governi (nel nostro sistema istituzionale) si fanno in Parlamento e le eventuali composizioni di coalizioni risentono (per buon senso) della composizione parlamentare. Il criterio dei voti percentuali è una stravagante novità; perché allora non fare un ragionamento sui voti assoluti?

In realtà ci sono questioni politiche più complesse. Ma qui oggi mi dedico (poche righe, non ne merita di più) solo a questa marginalissima questione. La rappresentanza parlamentare di Pd e Pdl (a causa di una legge voluta e difesa da Pdl e Lega) è di 401 parlamentari contro 188; in pratica, il rapporto è 2,13 a 1. Volendo ragionare come fa l’on. Renato Brunetta, è il Pd che dovrebbe lamentarsi per una sottorappresentazione della propria delegazione nella compagine governativa.

La questione ovviamente è irrilevante ed evidentemente costituisce solo una strategia comunicativa messa in campo dal Pdl (insieme alla stravagante idea della “moratoria” in tema di diritti civili).

Ma non sarebbe male che il Pd mostrasse un orgoglio maggiore. Alcune richieste sono irricevibili. Punto.