“Il congresso è gia’ iniziato, anche nella base, nelle feste. Posticipare la presentazione delle candidature a dopo i congressi regionali vuol dire ignorare la vita del partito. Dobbiamo avere fiducia nei nostri militanti. Si deve anticipare la presentazione delle candidature a segretario” […] “noi abbiamo bisogno di eleggere il segretario. Se si cambiano le regole dobbiamo farlo insieme” […] “Se non c’è accordo sul ruolo di segretario e premier, decida il congresso”.

Sono parole di Gianni Cuperlo a margine della direzione del Pd.

Così Francesco Cundari su Left Wing: “Noi stessi qui lo notammo polemicamente. Ed era il 31 ottobre del 2010. Dunque abbiamo poco da recriminare, se oggi nel Pd si torna a parlare di partito leggero, fondato sulle primarie e sulle leadership carismatiche, dipendente esclusivamente dal finanziamento privato e dalla benevolenza dei grandi mezzi di comunicazione. Se si torna a parlare di spirito del maggioritario e presidenzialismo, invece che di bilanciamento dei poteri e centralità del parlamento. Se si torna a parlare di un modello politico, istituzionale e di partito che è l’esatto opposto di quanto avevamo teorizzato, ma che è al tempo stesso figlio legittimo delle scelte concrete di questi anni” […] “Il principio secondo cui il segretario di un partito lo eleggono i suoi iscritti è sacrosanto e avrebbe dovuto essere già regola, da almeno quattro anni. Ma quello che non è stato fatto all’indomani di una battaglia esplicita e dura, nel congresso del 2009 che vide prevalere Bersani e la linea del “partito solido”, non può essere fatto oggi sottobanco, dopo che per quattro anni si è scelto di fare l’esatto opposto”.

Huffington Post, invece, preferisce puntare l’attenzione sui malumori dei “renziani” che, in effetti, il partito leggero e “contendibile” l’avevano già teorizzato, in continuità con alcune delle ipotesi del Veltroni del Lingotto.

Insomma, Cuperlo, Civati, Pittella e Renzi hanno la stessa posizione sulle modalità di svolgimento del congresso. Diverse invece le idee di partito che propugnano, sebbene non certo inconciliabili. Diversamente, quella che si evince dalla relazione di Guglielmo Epifani e nelle parole del Presidente Enrico Letta somiglia nelle forme organizzative al tradizionale partito primo-novecentesco, nell’azione concreta invece a un soggetto basato sull’efficienza organizzativa e capace di andare oltre la differenza fra destra e sinistra (in sintonia con quanto più volte espresso da intellettuali politicamente vicini a Renzi, sebbene mai in realtà dal sindaco di Firenze).

Com’è noto (l’ho detto e scritto più volte) penso che l’affermazione “bisogna uscire dalla logica destra-sinistra” nasconda in realtà un progetto neo-liberista, funzionale al mantenimento dei poteri sociali così come si sono consolidati. Strano – per fare un esempio concreto – dire (come fanno molti anche nel Pd) che mancano gli “ascensori sociali” nel nostro Paese senza però interrogarsi sui modelli di sviluppo che hanno provocato questa situazione o, peggio ancora, pensando che basti temperare le ricette iper-liberiste per garantire “un po’ di eguaglianza”, come se le scelte economiche, sociali e culturali non fossero esse stesse scelte politiche.

Credo che la politica debba invece riscoprire la dimensione della progettualità. Non del progetto normativo, costruito su una narrazione ideologica (questa sì sarebbe tardo-ottocentesca); bensì del progetto capace di raccogliere un’identità aperta e plurale, un’identità che è per sua natura relazionale e dialogica. Identità plurali che si sostanziano in una leadership “orizzontale” e condivisa, che nasce nella relazione sociale e si offre a militanti, simpatizzanti, iscritti in un processo di continua deliberazione partecipativa. Niente a che vedere con le leadership forti e autocratiche che, non a caso, piacciono così tanto ai fautori di partiti leggeri, “efficienti” e privi di progettualità.

Lo scontro interno alla direzione del Pd evidenzia la presenza di diversi posizioni proprio sull’idea di partito. Bene ha fatto, allora, don Aldo Antonelli (coordinatore di Libera per l’Aquila) a scrivere una lettera aperta alla direzione nazionale del Pd, in cui evidenzia proprio il rischio di una deriva politica priva di progettualità e di scelte “di parte”. Le parole di Primo Mazzolari, che don Aldo Antonelli pone come conclusione della sua lettera, meritano di essere meditate con attenzione:

“L’aspirazione di un partito onesto non dovrebbe essere quella di diventare maggioranza a qualunque costo e al più presto. Mantener fede ai propri principi, riuscire a farli penetrare negli avversari, vale molto di più del governare con compromessi ignobili onde suddividere gli utili del condominio”.

Sono sicuro che nel Pd ci siano ancora molti che la pensano come don Primo Mazzolari e che continuano a credere nel valore della politica e dell’impegno per il bene comune. Molti dei candidati alla segreteria si muovono – meritoriamente – in questa direzione. E in questa direzione vanno anche gli interventi di Fabrizio Barca. In questa prospettiva, mi sembra che la proposta politica di Gianni Cuperlo riesca a essere sintesi straordinaria di innovazione e progetto concreto: con una cornice (l’idea di partito) che si fonda su processi di democrazia partecipativa realmente inediti in Italia.