L’articolo di Huffington Post Italia individua uno “scontro” fra la visione di gran parte del Pd e quella di Matteo Renzi sulle privatizzazioni di grandi aziende industriali nazionali. Non so se davvero ci sia tale “scontro” o se la narrazione giornalistica non enfatizzi, come spesso accade, posizioni in realtà meno nette.

Mi sono però venute in mente alcune riflessioni sparse, non un pensiero organico, e soprattutto alcune pagine di Colin Crouch (Postdemocrazia).

[…] quando i governi sono disposti a tutto per privatizzare onde risanare i bilanci attraverso il ricavato delle vendite. Tali servizi sono quindi esclusi sia dal sistema del mercato sia da quello della cittadinanza […]

Freedland (2001) ha richiamato l’attenzione su una relazione a tre: governo, cittadino, fornitori privati di servizi. Il cittadino ha un legame, attraverso il sistema politico ed elettorale democratico, con il governo (nazionale o locale). Il governo ha un legame, attraverso la legge-contratto, con il fornitore privato. Ma il cittadino non ha alcun legame, né di mercato né di cittadinanza, con il fornitore, e dopo la privatizzazione non può più sollevare questioni relative all’erogazione del servizio con il governo, perché questi ha appaltato la prestazione al suo esterno […]

[…] L’obiettivo è ridurre la spesa pubblica ma la conseguenza è che gruppi e individui danarosi vengono messi in condizione non solo di decidere quali attività, tra le tante, favorire con i loro soldi, ma contemporaneamente di svuotare il modello di spesa pubblica, che spesso originariamente esisteva proprio per stabilire priorità differenti da quelle scelte dai ceti abbienti. […]

[…] Sperimentiamo dunque un altro aspetto della parabola: il ritorno ai privilegi politici corporativi coperti dagli slogan del mercato e della libera competizione. […]

Non so che legame abbiano con la notizia o forse lo so ma non voglio approfondire troppo.

Resta il fatto che molte scelte “di parte” (spesso di parti molto piccole e molto privilegiate) vengano spacciate per moderne e “universalistiche” mentre quelle che vorrebbero rappresentare una parte (ampia e maggioritaria di cittadine e cittadini) vengano rifiutate come vecchie e incapaci di comprendere il nuovo mondo.

Resta il fatto che mentre nel Pd si discute di “regole” pochi si confrontano sui contenuti programmatici e politici (con l’eccezione di Pippo Civati e, soprattutto, di Gianni Cuperlo, l’unico che abbia coraggiosamente parlato di modelli alternativi di sviluppo). Spesso ci si dimentica che è coi contenuti (anche quelli riguardanti le scelte economiche e lo sviluppo alternativo) che bisogna confrontarsi. Privatizzare tutto? Distruggere gli ultimi resti di un welfare che peraltro non è mai stato in grado di funzionare realmente? Scegliere un futuro “modernamente” neo-liberista? Magari non troppo dissimile da quello responsabile di un decennio di crisi globale? Può essere una scelta, personalmente le trovo tutte legittime anche se non tutte posso farle mie. Ma la scelta bisogna affermarla con chiarezza e su questo dibattere e chiedere consenso. Anche nei congressi di partito.

Privatizzare tutto, magari anche l’acqua e il cielo?

Su questo bisogna avere il coraggio di chiedere consenso alle famiglie che faticano a reggere anche la terza settimana (altro che quarta!), ai giovani defraudati delle loro speranze, ai pensionati, alle ragazze e ai ragazzi con una laurea in tasca e il sogno di emigrare. Ecco, chiedetelo a loro.