giannicuperloDa qualche giorno è on line il nuovo sito di Gianni Cuperlo (www.giannicuperlo.com). E sul sito si trova anche il documento col quale Cuperlo si candida a guidare il Partito Democratico. Il  documento programmatico di Cuperlo costituisce un’innovazione netta per il Pd e, più in generale, per la politica italiana. Un linguaggio chiaro, senza politichese né inutili giri di parole; proposte nette, che chiedono di schierarsi con trasparenza e lealtà; un richiamo continuo alla concretezza della proposta ma, ancora di più, alla necessità del sogno e del progetto. Un documento col quale Gianni Cuperlo esprime senza “se” e senza “ma” e senza nemmeno “ma anche” posizioni chiare e comprensibili; e al tempo stesso un documento che invita a guardare oltre, a credere in un progetto collettivo chiamato Italia. Un documento che non si nasconde le difficoltà del momento ma che vuole lanciare la sfida per un futuro di speranza.

Un documento che conferisce nuova centralità alla politica. Perché per sconfiggere le illusioni del populismo e le sirene dell’antipolitica, bisogna ridare dignità alla politica. Bisogna crederci. Non è un caso che il documento di Cuperlo si intitoli “È tempo di crederci”.

Già, bisogna crederci, nonostante le persone migliori vogliano andarsene da questo Paese; bisogna crederci nonostante troppo spesso i migliori sono sconfitti a dispetto delle trite retoriche sul merito; bisogna crederci nonostante in troppi hanno accettato la privatizzazione dei beni comuni; bisogna crederci anche se molti hanno interesse a spezzare il binomio indissolubile “democrazia-uguaglianza”; bisogna crederci, bisogna sperare contro ogni speranza. E lottare perché la speranza diventi progetto.

Ne “Le città invisibili”, Italo Calvino scriveva: L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. Cuperlo ha scelto il secondo modo, pur sapendo che è rischioso, e ci chiede di crederci.

Io ci credo.

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Alcune frasi tratte dal documento di Gianni Cuperlo, “È tempo di crederci“.

L’Italia può rinascere se al centro della scena torneranno donne e uomini con le loro biografie. Se la politica cambierà il potere per distribuirlo a chi oggi non sa neppure cos’è. 

Se centrosinistra e sinistra ripartiranno dalle loro convinzioni senza inseguire le mode o usando le parole degli altri. Se la democrazia sarà quel che ha promesso di essere: il governo dei cittadini per mezzo della loro volontà e della loro opinione. Eguaglianza di potere politico e di opportunità di influenza politica: questa promessa è oggi largamente disattesa. Ma deve tornare a essere la promessa per noi. […]

La prova per noi è dire su cosa fondare un’altra idea del nostro futuro in Europa e dell’Europa nel mondo. Su quali principi incardinare una stagione che abbia al centro il valore della persona, la sua autonomia e responsabilità, una nuova condizione umana che interroga scienza, economia, civiltà.
 […]
 

Mentre le statistiche certificano che di recente otto milioni e mezzo di italiani, almeno in un’occasione, hanno faticato a fare una di queste tre cose: pagare le bollette, riscaldare la casa o nutrire la famiglia con un pasto ‘adeguato’ ogni due giorni. Anche tutto questo è “la crisi più grave del secolo”. Noi abbiamo un senso se lo vediamo. Se lo comprendiamo. Se ci mettiamo nella condizione di aiutare chi soffre a reagire per cambiare la propria vita. […]

Concretezza, ci chiedono le persone, e hanno ragione. Ma cosa c’è di più concreto che stabilire un confine oltre il quale non spetta al mercato plasmare società, individui, relazioni umane? Cosa c’è di più concreto che riconoscere alle democrazie il diritto a rinnovare i patti sociali su cui si fondano la fiducia e la serenità dei loro cittadini? […]

Una fede laica nella persona vuol dire rifondare il patto democratico sulla promozione dei diritti umani, universali e indivisibili, per una solida cittadinanza facendo di questo, assieme a regole e legalità, la misura della civiltà. […]

[…] ci sono beni che il mercato non è in grado di acquistare e quando prova a farlo spezza in modo irreparabile un altro valore non meno radicato nelle coscienze che si misura col civismo […]

Noi siamo quelli che si battono perché il destino di ciascuno non sia segnato dal ‘caso’ della nascita. E dirlo ha un valore particolare in un Paese segnato dalla chiusura, opacità e autoconservazione delle sue classi dirigenti in ogni campo: dall’economia al sapere, dall’informazione alla politica, allo Stato. […]

[…] abbiamo giudicato inaccettabile la reazione della destra alla condanna definitiva del suo leader per frode fiscale. A essere irricevibile, ben oltre la cronaca giudiziaria, è l’idea del consenso popolare come fonte di un potere sovraordinato […]

[…] È tempo di fare cose che potranno anche rompere, spaccare rendite e consorterie, corporazioni e congreghe, ma che avranno la forza di allargare il consenso intorno a una forza come questa, nata per rovesciare l’Italia come nessuno mai ha tentato di fare.

[…] il tema non è respingere il bisogno di leadership autorevoli, ma contrastare l’idea che quella leadership esaurisca la funzione di un partito.

Dobbiamo tornare a dirci che l’etica di un partito è tutto […]

Dobbiamo confermare il principio della democrazia paritaria […]

[…] Il campo della sinistra in Europa è la nostra casa