Molti analisti hanno provato a interpretare, in vario modo, la strana “giravolta” di Berlusconi; dalla sfiducia ostentata e agitata come un’arma politica alla fiducia “unanime” (dopo le molte dichiarazioni contrarie di esponenti Pdl, peraltro). Le diverse analisi ruotano intorno a tre punti: a) mossa disperata dettata da scarsa lucidità politica (abbastanza improbabile, per quanto ovviamente possibile); b) tentativo estremo di rientrare in gioco, nella consapevolezza che la “conta interna” avrebbe comunque decretato una sconfitta del progetto di radicalizzazione dello scontro; c) tentativo di evitare lo sfaldamento del partito, riaffermando proprio nella rappresentazione della “moderazione” il valore della propria leadership.

L’analisi più lucida – e arguta – dei politici è stata sicuramente quella di Massimo D’Alema: «C’e una novità indiscutibile, che Berlusconi non è più componente indispensabile di questa maggioranza. Praticamente è come se non ci fosse» […] «Ci saranno altri colpi di coda ma mi sembra che il ruolo centrale e determinante di Berlusconi nella vita politica italiana sia stato molto ridimensionato da questa vicenda». L’analisi di D’Alema, peraltro, è vera qualunque sia lo scenario illustrato poche righe sopra. La novità, in effetti, è il ridimensionamento politico di Berlusconi (si badi, però, non del berlusconismo che è invece fenomeno sociale e ha altre e più forti forme di radicamento).

Ci sono poi gli interrogativi sul futuro: ci sarà una ricomposizione del Pdl/Forza Italia? E se sì, a quali condizioni? Oppure i “dissidenti” daranno davvero vita non solo a un nuovo gruppo parlamentare ma anche a un nuovo partito?

Questa seconda possibilità apre la prospettiva di una ricomposizione del “centro” o, meglio, di una forza centrista di stampo conservatore-moderato. Se questo dovesse accadere, la domanda da porsi riguarderà anche il Pd. Alcuni segmenti del Partito Democratico, infatti, potrebbero vedere con favore la nascita di una forza di centro, una specie di DC moderna, non più formazione ideologica bensì partito elettorale, prevedibilmente unificato dall’deologia dell’interclassismo. Una ricomposizione al centro che avrebbe, comunque, il merito di far uscire il Paese dall’equivoco dello psudo-bipolarismo un po’ artificiale che si è determinato in questi anni. Al tempo stesso, tuttavia, un rischio per il Pd com’è oggi e finanche per il progetto di Matteo Renzi che ne verrebbe, inevitabilmente, fortemente ridimensionato. Da qui, ancora una volta, la necessità per il Pd di ripensare la sua forma partito e di definire con chiarezza la sua posizione, che è e deve essere quella di un partito aperto, plurale e pienamente inserito nella tradizione della sinistra europea. Posizioni, peraltro, espresse chiaramente (pur nella diversità delle argomentazioni) da Pippo Civati, da Fabrizio Barca e, soprattutto, da Gianni Cuperlo.

Oggi, infine, anche il brutto episodio delle minacce alla sen. De Pin (ex M5S). Sono uno di quelli che ha sempre sostenuto che c’è una parte consistente del M5S che proviene da importanti esperienze di base e di democrazia realmente partecipata. E ho sempre sostenuto che si tratta di una parte importante, vivace, propositiva del Paese. All’interno del “partito di Grillo”, tuttavia, ci sono anche tensioni chiaramente demagogiche, che esprimono una cultura prevaricatrice e antidemocratica. L’aggressione (in aula e online) alla sen. De Pin ne costituisce la prova evidente e, purtroppo, non l’unica. L’Italia ha bisogno di quella parte di elettori, militanti e parlamentari del M5S che esprimono posizioni di apertura, innovazione, capacità di sperimentazione democratica: ma questa parte deve riuscire a fare chiarezza e, se possibile, a emarginare posizioni intolleranti e violente. E qui appare con evidenza, nuovamente, il tema della democrazia interna, così lontana da quelle vivaci idealità che pure tanti esponenti M5S esprimono. Il nuovo quadro politico che si sta delineando impone a tutti lo sforzo di adottare strumenti nuovi e originali per affrontare una realtà profondamente complessa e articolata, spesso di difficile decifrazione. Il M5S può rappresentare un elemento di novità reale. Oppure condannarsi all’insignificanza.