Poche righe sulla conclusione della prima fase delle primarie del Pd.

Matteo Renzi ha vinto, con 8 punti di vantaggio su Gianni Cuperlo, corrispondenti a circa 11.000 voti. Il dato finale vede Renzi molto al di sotto del dato dei sondaggi che solo qualche settimana fa lo davano al 65-70% nei congressi di circolo e a oltre l’80% nel voto che si terrà l’8 dicembre. Si tratta comunque di una vittoria chiara, almeno se verranno confermati i risultati anche per quelle realtà come Salerno e Messina su cui pendono diversi ricorsi circa la regolarità del voto. Certo, percentuali del 97% non si erano viste nemmeno in Bulgaria nei tempi d’oro della cortina di ferro, ma – si sa – nella politica italiana molte cose possono accadere.

Qui voglio solo notare tre elementi che, a mio parere, meriterebbero una maggiore attenzione.

Primo elemento: il risutato di Gianni Cuperlo. Dato inizialmente intorno a percentuali fra il 4 e il 14% , Cuperlo è riuscito a superare abbondantemente il 38% (senza peraltro considerare le ombre sulla regolarità di alcuni congressi). Nascosto dai media (l’edizione on line di Repubblica è riuscita persino a indicarlo come “il principale avversario” pur di non nominarlo), sbeffeggiato da diversi gruppi sulla rete che giocavano sul fatto che non fosse abbastanza noto (“Cuperlo chi?”), il deputato triestino ha fatto registrare un risultato eccezionale. Sorretto, peraltro, da una dimensione “comunitaria” molto forte nel web 2.0.

Secondo elemento: il risultato di Pippo Civati. Speculare al risultato di Cuperlo, quello di Civati risulta molto al di sotto delle aspettative dei suoi simpatizzanti e, soprattutto, fortemente ridimensionato rispetto ai sondaggi. Accreditato di una percentuale vicina al 18-20%, sembrava destinato a superare Cuperlo nella corsa per il secondo posto. Il risultato complessivo risente probabilmente della fase finale della campagna, quando Civati ha scelto di giocare (come Renzi) la strategia del “dentro-fuori” (dentro il partito ma contro i presunti “apparati”). Col risultato che molti hanno probabilmente preferito l’originale.

Terzo elemento: la distribuzione del voto. Si tratta del dato più interessante. Renzi vince (a volte stravince) nelle realtà periferiche, nelle zone rurali, nelle aree dove più forte è il radicamento degli apparati del partito e l’influenza di vecchi leader storici. Cuperlo vince (a volte stravince) nelle aree urbane e metropolitane; grandi città, zone a forte innovazione sia nord sia a sud. Cattura, in altre parole, anche il “voto d’opinione”, il voto degli iscritti meno fidelizzati a un leader o a una corrente.

Quest’ultimo è forse il dato più interessante. Nelle aree a più forte innovazione e più radicata partecipazione democratica, la vittoria di Gianni Cuperlo è netta. Sono ovviamente molte le variabili che si possono individuare in questo dato. Una però appare evidentissima: il “voto d’apparato” ha premiato Matteo Renzi mentre Cuperlo ha raccolto consensi principalmente fuori da quel perimetro. I dati, cioè, ci consegnano una realtà dei militanti e dei simpatizzanti del Pd che è esattamente all’opposto della “narrazione ideologica” che nelle ultime settimane è stata fatta da molte testate e da tanti commentatori.

Il voto a Gianni Cuperlo, se non può forse essere considerato “contro” gli apparati, è tuttavia sicuramente fuori dal loro controllo.