staino01Finalmente il Pd ha un nuovo segretario. Finalmente anche il Pd ha il suo uomo della Provvidenza.

Matteo Renzi ha vinto, con oltre i due terzi dei votanti alle elezioni congressuali. Per tre mesi i media – e molti eminenti studiosi – hanno usato il termine “primarie” (invero, usato anche dallo stesso Pd). Le primarie servono per scegliere chi parteciperà a una competizione elettorale. Questa invece era già una competizione elettorale e serviva a eleggere il segretario del Partito Democratico. L’inesattezza terminologica forse non è stata casuale e ha favorito l’idea che il Pd è un partito “contendibile” e “liquido”. Forse non lo ha capito il ragazzo che era vicino a me in fila, stamattina, con la sua copia de “Il Giornale” in tasca e l’ostentazione del suo voto a Renzi. “Ma tu voti per il Pd?”. “Nun ce penso proprio!”, risposta eloquente, sotto il quadro di Enrico Berlinguer.

Matteo Renzi, comunque, ha vinto e a lui vanno fatti i complimenti e rivolti gli auguri più sinceri per il lavoro che lo attende.

Soprattutto perché dovrà tenere unito il partito. Compito, a dire il vero, non impossibile. L’apparato (quello vero, composto dai capi di correnti e componenti) erano/sono tutti con lui. Se continueranno a stare con lui, tenere unito il Pd non dovrebbe essere impossibile. La vittoria di Renzi dimostra anche questo: il partito “liquido” ha un’anima solidissima. Oltre l’80% dei capi storici del partito (quelli che nel 2012 dovevano essere “rottamati”, per intenderci) sono con il nuovo segretario. Il risultato, in fondo, riflette la solidità del Pd (e questo forse è un bene). L’unica sorpresa – a pensarci bene – era venuta dal risultato dei circoli: in quel caso il voto degli iscritti non coincideva con gli schieramenti in campo, come se i militanti abbiano voluto dare un segnale in parziale controtendenza rispetto agli apparati. I dati sono evidenti e non tenerne conto significa fare torto a “quelli del Pd”, gli iscritti e i militanti; e in fondo significa fare torto anche al neo-segretario Renzi, che quel patrimonio eredita e che dovrà tenere unito. Almeno fino alle elezioni.

C’è poi il dato della partecipazione su cui si farà molta retorica. Bello che oltre due milioni di persone abbiano votato per eleggere il segretario di un partito. Un po’ curioso un partito – unico caso al mondo – che chiama a votare per il suo leader anche chi non lo voterà mai. Ma anche questo fa parte della peculiarità italiana.

Onore e complimenti a Renzi, quindi.

Complimenti a Civati, le cui battute sono state sicuramente le più belle di tutta la campagna elettorale.

E soprattutto complimenti a Gianni Cuperlo, che ha saputo incarnare la voglia di speranza e di progetto di una parte della società italiana.

Finalmente si chiude la campagna elettorale per il segretario del Pd. Ora inizia una fase nuova e alle battute e alle cravatte dovranno inevitabilmente sostituirsi le questioni concrete della politica e la necessità di ricostruire l’articolazione di un Paese che sta perdendo il vincolo solidaristico a favore di un pauroso darwinismo sociale. Sono temi, non a caso e non limitatamente all’Italia, sollevati dall’alto magistero di Papa Francesco. Sono temi su cui la politica non potrà più rispondere con battute argute e intelligenti.

Matteo Renzi e il Pd dovranno anche, fra l’altro, provare a riconquistare una parte della società italiana che ai valori della solidarietà continua a credere nonostante tutto. Una parte che affonda le sue radici nella storia più bella del nostro Paese e che oggi rischia di trovarsi senza rappresentanza politica.