Stuart HallStuart McPhail Hall, nato il 3 febbraio 1932; morto il 10 febbraio 2014

La morte di Stuart Hall lascia un vuoto incolmabile nella cultura contemporanea.

Così si esprimono alcuni dei colleghi e amici del Prof. Stuart Hall.

“A giant of cultural theory and sociology, former Director of the Centre for Contemporary Cultural Studies at the University of Birmingham (where he was between 1964-1979), Professor of Sociology at the Open University (1979 – 1997, Professor Emeritus since 1997), President of the British Sociological Association (1995-7). He was author, of course, of many influential works,  and someone whom all scholars in media, cultural and communications studies will recognise as a seminal figure in our field who will be deeply missed” (Peter Golding)

“Can I add a personal memory of Stuart, which is important to me because not only was he a wonderful, serious, challenging thinker, but also a very kind man?  I recall going to see him in about 1972, when with a colleague we were two eager-beavers keen to start an undergraduate course at Bristol Polytechnic which would engage with this newly emergent cultural studies set of approaches (which came to us through those eagerly-awaited, even if sometimes frustrating, Occasional Papers, as they leaked out of the Centre).  We had had a CNAA visitation (those initials will mean loads to people of my generation), and had been told that, while interesting and worthwhile, our course really was not yet worked through enough – so would we like to go to Birmingham to talk it over with Stuart, who headed the CNAA’s Panel on this area?

He was utterly gracious and kindly, gave us plenty of his time, talked us through his concerns and listened to our responses in a manner that never made us feel foolish or incapable.  He asked us questions that made us reflect on our own plans in a totally constructive way.  I learned a lot that day both about the field, and about the right ways to help younger colleagues that I have tried to internalise.

Thanks, Stuart”.

(Martin Barker)

Posso solo aggiungere l’importanza che Stuart Hall ha rivestito nella mia formazione. Difficile da raccontare in poche righe.

Il saggio di Emiliana De Blasio, Identità e diaspora. Note su Stuart Hall (che ho avuto l’onore di poter includere in un mio volume) racconta benissimo la specificità del pensiero del grande sociologo. Lo fa individuando i caratteri peculiari del lavoro di Hall, la sua originalità, la sua capacità di illuminare zone ampie della cultura contemporanea, dai media alla politica, dagli studi sull’identità a quelli sulla cultura. Il saggio di Emiliana De Blasio rappresenta uno degli scritti più lucidi e attenti pubblicati in Italia sul pensiero di Hall; e racconta una vicenda umana e culturale con una leggerezza e profondità che io non riuscirei mai a replicare. Quella leggerezza – come del Cavalcanti di Calvino – che solo chi ha avuto la fortuna di incontrare Stuart Hall può comprendere.

Così mi limito a ricordare solo un episodio. Il discorso bellissimo di Stuart Hall al termine del convegno “Cultural Studies Now”, alla University of East London, nel 2007. Un intervento teso, profondo, capace di ironia (per esempio nella critica scherzosa alla sociologia, la disciplina a cui comunque rivendicava con orgoglio di appartenere) e denso di una lucidità impressionante. Ricordo che in molti eravamo commossi quel giorno. E ricordo Stuart che scendeva dalla cattedra, sorreggendosi al suo bastone, mentre un’interminabile e affettuosissima standing ovation lo accompagnava.

Lo voglio ricordare circondato da quell’affetto (così raro nel mondo accademico). E sono certo che nel viaggio che ha intrapreso oggi, Stuart Hall sarà circondato da un’ancora più forte standing ovation, quella dell’umanità che lui ha onorato col suo impegno e illuminato con il suo insegnamento.