unita01agol’Unità, il giornale fondato nel 1924 da Antonio Gramsci, chiude oggi le pubblicazioni. Al momento nessuno sa – né i lavoratori né i lettori – se e quando lo storico quotidiano italiano avrà una nuova vita. Per l’editoria italiana è un giorno triste; con l’Unità non chiude solo una testata giornalistica ma se ne va un pezzo importante della storia del Paese.

Al di là delle cause economiche, la chiusura (temporanea?) de l’Unità lascia un senso di smarrimento e tristezza. L’Italia ha uno spazio di informazione in meno. Uno spazio di informazione in meno in un Paese – è bene ricordarlo – che Freedom House continua a definire partly free (parzialmente libero) anche nel rapporto 2014 sulla libertà d’informazione nel mondo (unico paese, insieme alla Turchia, a essere definito partly free in Europa occidentale).

Vengono alla mente le tante affermazioni contro il “giornale fondato da Antonio Gramsci”; da quelle di Silvio Berlusconi in varie occasioni alle frasi di Matteo Renzi nell’ottobre 2012 fino ai continui attacchi di Beppe Grillo. Ma vengono alla memoria anche alcune prime pagine storiche de l’Unità, o la sua straordinaria anomalia del passato, quando era giornale di partito e quotidiano d’informazione al tempo stesso.

Spero che l’Unità possa vivere (o rivivere). La sua chiusura, qualunque idea politica si abbia, impoverisce ancora di più la già fragile democrazia italiana.