In quest’estate 2014, il sistema dell’informazione del nostro Paese sembra impazzito. Le copertine dei settimanali – tradizionalmente ricche di volti e corpi di attrici, attori, donne e uomini dello “show business” – sono state invase dalle immagini di ministre e politiche, giudicate per i loro corpi e/o per i loro bikini. In questi ultimi giorni, poi, l’attenzione si concentra sulla ice bucket challenge, che era nata negli USA per sensibilizzare su un tema e promuovere la raccolta fondi per l’associazione dei malati di SLA. Da noi, invece, sembra quasi che la “sfida” abbia preso il sopravvento sulla causa (e, per inciso, qual è o quali sono le associazioni beneficiarie delle eventuali donazioni in Italia?).

La sfida del secchio di acqua ghiacciata sembra prendere il sopravvento su molte altre cose; dalla strage continua dei migranti alla situazione a Gaza, dall’avanzata dell’Isis alla guerra a bassa intensità in Ucraina. Per non parlare, ovviamente, di notizie tradizionalmente “marginalizzate”, come quella dell’Earth Over Shoot, ovvero del fatto che dal 20 agosto stiamo consumando di più di quanto il nostro eco-sistema ci consentirebbe (in pratica, è il giorno in cui il nostro fabbisogno supera la capacità rigenerativa del pianeta).

Nella follia collettiva dell’informazione, fra ministre diventate icone sexy e secchi di acqua gelata, Enrico Mentana – “sfidato” dal Presidente Renzi proprio nell’ice bucket – risponde in maniera inattesa e fuori dal coro: “Se gli altri nominati l’hanno fatta, ottimo per loro, hanno fatto benissimo. Per come la penso io chi fa informazione non ha bisogno dell’acqua gelida per attrarre l’attenzione su un problema, e sta alla sua coscienza contribuire privatissimamente, se lo ritiene giusto, a una raccolta di fondi”.

Ecco, io non sono fra quelli che criticano chi sfida e accetta le sfide dell’ice bucket. Anzi, ho pure simpatia. E mi piace evitare anche facili moralismi.

Però credo che la presa di posizione di Enrico Mentana vada osservata con rispetto e attenzione. Perché va al di là dello spettacolo e richiama assunti importanti della deontologia del giornalista. In quest’estate dell’informazione italiana (mai prima d’ora così poco watch dog), le dichiarazioni di Enrico Mentana sembrano una piccola luce nell’oscurità del conformismo.

 

P.S.

Per la cronaca: the correct way:

http://youtu.be/wkO4NIqAMss