dalekGli ultimi giorni sono stati ricchi di stimoli per chi studia il rapporto fra comunicazione e democrazia. Alcune “suggestioni” sono interessanti e meriterebbero di essere approfondite (anche se, certo, non nelle poche righe di un post su un blog). La contrapposizione fra le parole d’ordine della Leopolda e quelle della grande manifestazione di Roma condurrebbe a ulteriori quanto ampie piste di riflessione.

La sinistra che nell’iPhone vuole mettere il gettone rappresenta una bella battuta. Televisiva però. Quindi lontanissima da quel mondo “digitale” (e quindi moderno) che si vorrebbe rappresentare. Purtroppo la battuta non colpisce solo la sinistra “old” ma tutti i possibili corpi intermedi, come quelli che a Roma portavano un milione di persone (e molti twittavano con i loro smarthone o mettevano in diretta le foto su Facebook). Oppure come i Giovani Democratici, che hanno manifestato più di qualche malumore verso il partito. E che – ne conosco tanti, ve lo posso assicurare – sanno benissimo come si usa l’iPhone, e tutti gli altri smartphone, hanno account su tutti i social network e sanno pure usare le piattaforme partecipative.

Per non dire di quanto sia vetero-industrialista l’idea che solo il possesso della tecnologia rappresenti il nuovo. Anche perché – giova ricordarlo – quelli che per primi hanno usato in maniera partecipativa le “tecnologie della comunicazione” sono stati i movimenti sociali, cioè quell’area politica che il Presidente del Consiglio giudica vecchia. E, aggiungo, se la modernità si misura da come vengono usate le tecnologie, allora può essere utile ricordare che molti meet-up del M5S usano Airesis (una bella e avanzata piattaforma partecipativa). Moderni anche loro quindi.

Sentire dire, poi, che bisogna limitare il diritto di sciopero, per esempio, suona stonato e offensivo: non solo per chi era alla manifestazione di Roma ma anche (e di più) per gli studenti di Hong Kong, per quelli che manifestano nel nome della libertà e nella rivendicazione del valore della democrazia.

Già, la democrazia. Interessante la frase della ministra per le Riforme Istituzionali, Maria Elena Boschi: “Tra il dire e il fare c’è il Parlamento di mezzo”. Il Parlamento come ostacolo all’efficientismo liberista; il portato ideologico di simili affermazioni l’aveva già notato Colin Crouch (nel 2003) e tanti altri studiosi. Anche Berlusconi era sulla stessa linea e in più di una occasione (nel passato) aveva infatti rimarcato quanto il Parlamento rappresentasse un ostacolo e un rallentamento delle procedure decisionali.

Tra il dire e il fare ci sono i processi deliberativi e, possibilmente, dovrebbero anche essere partecipativi. Si chiama “democrazia”. Il lasso di tempo fra il progetto e la decisione (fra il dire e il fare) si può anche azzerare, a dire il vero: basterebbe che uno pensasse e potesse immediatamente decidere. Si chiama dittatura.

Insomma, gli stimoli delle “suggestioni” comunicative di questi giorni sono intriganti per lo studioso: ma portano anche un po’ di tristezza.

In compenso, però, oggi i media riportano anche altre parole: “nessuna famiglia senza tetto, nessun contadino senza terra, nessun lavoratore senza diritti, nessuna persona senza la dignità del lavoro” e ancora che è impossibile pensare a “un futuro per una società senza la partecipazione protagonista della grande maggioranza”. Vado avanti e leggo ancora che la solidarietà è “pensare e agire in termini di comunità, di priorità della vita per tutti contro l’appropriazione dei beni da parte di pochi. E anche combattere le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, della terra e della casa, la negazione dei diritti sociali”.

Non è un leader politico, è Jorge Bergoglio, Papa Francesco. Che ci richiama al valore della speranza. Quella che la gran parte della politica italiana sta disperatamente cercando di rubarci.

P.S.

Chi, come me, è cresciuto con Doctor Who, ricorda che nelle prime serie l’insidia più grande per l’umanità era rappresentata dai Daleks; quanto di più tecnologicamente moderno si potesse immaginare. Very cyber-personaggiThe Doctor, invece, sembrava sempre spaesato e fuori tempo. E parlava di giustizia e uguaglianza. Vecchio? Non lo so; io però continuo a stare dalla parte di Doctor Who.