tsiprasGrecia. Elezioni politiche generali. Vince Syriza con oltre il 36% dei voti, sfiorando (al momento in cui scrivo) la maggioranza assoluta. Un risultato di portata storica, per la Grecia e per l’Europa.

Si afferma un nuovo modello di partito e persino il superamento della sinistra “tradizionale”. Le esperienze dello Scottish National Party in Scozia, di Podemos in Spagna, di Syriza in Grecia mettono in crisi la dicotomia tradizionale fra destra liberale e sinistra socialdemocratica: non – si badi bene – a favore di nuovi presunti partiti non-ideologici (e di fatto populisti) ma verso una sostanziale ricomposizione della sinistra in un nuovo quadro culturale e sociale. La saldatura fra movimenti per la giustizia globale ed espressioni della sinistra socialdemocratica, la giunzione fra movimenti pacifisti e per i diritti civili con il volontariato sociale, l’incontro fra storie e soggetti della sinistra “tradizionale” con le realtà emergenti del ceto medio intellettuale: sono alcuni degli elementi che concorrono all’emersione di una sinistra totalmente nuova. Una sinistra difficilmente interpretabile con gli strumenti d’analisi che abbiamo ereditato dalla seconda metà del Novecento e che sono esausti o inadeguati. Ma, appunto, di una “sinistra”, non di partiti “né di destra né di sinistra” (espressione che indica quasi sempre una sostanziale collocazione a destra).

Una sinistra che è sociale e popolare, non semplicemente di “classe”; che è favorevole alla moneta unica in un’Europa dei popoli e non delle banche e della grande finanza; che mette al primo posto i diritti e la pace di tutte e di tutti; che sceglie le persone e non il denaro, usando indifferentemente (o quasi) parole come “welfare” o “sussidiarietà circolale” o “economie della felicità”. Un progetto culturale che rifiuta l’ultima delle ideologie tardo ottocentesche ancora in vita: quella neo-liberista (negazione peraltro anche del pensiero liberale).

La vittoria di Syriza (e del suo leader Alexis Tsipras) rappresenta la consacrazione delle nuove tendenze che si muovono in Europa e che costituiscono la risposta più forte e convinta agli estremismi populisti. Una risposta che dà forza a tutte le forme di innovazione democratica su cui, non a caso, le nuove esperienze politiche si appoggiano.

La vittoria di Syriza, in un paese lacerato dalla crisi economica e tentato dal disinteresse e dal populismo, è la vittoria della democrazia.

Si potrebbe discutere a lungo del programma politico e di governo di Tsipras; ci si potrebbe – legittimamente – dividere fra favorevoli, contrari, dubbiosi e così via. Si potrebbe, cioè, discutere del merito politico. Alcuni autorevoli leader del Pd, invece, in queste ore scrivono curiosi (e inspiegabili) paragoni fra l’astensionismo greco e quello delle regionali in Emilia Romagna (dove comunque, per la cronaca, la percentuale di astensionismo fu quasi doppia di quella greca) oppure cercano rocambolesche argomentazioni sul premio di maggioranza della legge elettorale greca. Se non fosse una categoria “non-politica” si potrebbe applicare a “lorsignori” quella del “rosicone”, più volte usata dal Presidente del Consiglio contro la minoranza interna del suo partito. Trovo sconcertante che autorevoli esponenti del primo partito d’Italia perdano tempo a cercare di delegittimare la vittoria di Syriza (o in qualche caso ad attenuarla) anziché semmai discutere delle nuove prospettive europee e degli scenari (positivi? negativi?) che si aprono. Sembra di vedere lo sciocco del proverbio cinese che, quando il dito indica la luna, guarda immancabilmente il dito.

Si divide d’un tratto
da chi ha solo assistito
chi indicava la luna col dito

E ogni volta lo sciocco
che di vite ne ha una
guarda il dito e non guarda la luna

(Angelo Branduardi, Il dito e la luna – testo di Giorgio Faletti)