scholl-anteprimaCi sono tante scorciatoie, alcune sono pericolose, piene di canaloni scoscesi e passaggi ripidi; altre sono più comode, strade che attraversano prati e ancora più spesso prati che diventano sentieri. Ci sono le scorciatoie di quelli sempre pronti al vittimismo, anche se hanno avuto tutto e spesso molto di più di quello che avrebbero meritato; quelli sempre pronti a chiedere ma che di dare non se ne parla proprio; quelli che nascondono la loro mediocre vanità sotto roboanti parole rubate a libri sacri in maniera quasi sacrilega; quelli che cercano la complicità delle vittime ma hanno già fatto accordi coi carnefici; quelli che piangono senza dignità e senza dignità fanno strage di quelli che deboli lo sono per davvero.

Da giovane, con gli scout ho imparato che spesso la strada più lunga e difficile è anche la più bella. Per chi viene da una famiglia “normale” ed è cresciuto in un quartiere popolare, la strada più lunga e difficile è anche l’unica possibile. A volte cercano di sbarrarti persino quella, nonostante nessun altro la voglia percorrere.

Ai miei allievi ho sempre spiegato che devono fare cento affinché sembri dieci e venga valutato pari almeno a quel misero uno che fanno quelli che conoscono le scorciatoie. Perché i signori delle scorciatoie non hanno bisogno di dimostrare niente, mai. Che questo sia giusto o no, non ha alcuna importanza. Non si vince quasi mai perché si fanno le cose giuste. Eppure dobbiamo continuare a essere noi stessi, continuare a rifiutare le scorciatoie per non vergognarci di noi stessi e perché lo dobbiamo a quelli come noi, meno fortunati di noi, quelli a cui la strada l’hanno sempre sbarrata.

Lo dobbiamo agli occhi limpidi e innocenti di quelli che credono in noi.

I signori delle scorciatoie non hanno bisogno di vergognarsi di loro stessi; la dignità l’hanno venduta per molto meno di quaranta denari e poi per loro quello che conta è il risultato. Io faccio parte di quelli che continuano a pensare che “è il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”; e poca importa se la mia rosa non è la più bella. Resta la rosa salvata dall’uragano, conquistata sulla strada più lunga e difficile. Piccola e fragile, e bianca come la neve.

Da mio padre ho imparato l’amore per la democrazia e il valore dell’impegno politico. Ancora oggi si dispiace perché non ha mai conosciuto quelli che contano e non sa nemmeno cosa sono i “salotti” che contano; e non sa che quello che mi ha dato è molto di più e sono orgoglioso della sua onestà e perché l’unico cappuccio che conosce è quello dell’impermeabile.

Costruiscono sempre nuove scorciatoie in questo Paese, che io ancora mi ostino a scrivere con la maiuscola perché fa parte delle mie lacrime e delle mie speranze. Scorciatoie attraversate dai mediocri vincenti; scorciatoie che diventano un labirinto di sentieri che a poco a poco, come foresta rigogliosa, divorano la ricerca, l’università, la politica. E nascondono le strade strette ma vere, lunghe ma oneste. Quelle che ti fanno arrivare sempre ultimo ma almeno ti salvano quel poco di dignità che ti rimane.

Pensieri sparsi, molto personali.

Il 22 febbraio 1943, Hans e Sophie Scholl, gli animatori della Rosa Bianca che si opponeva al nazismo in modo non-violento, venivano ghigliottinati. I ragazzi e le ragazze della Rosa Bianca le scorciatoie non le conoscevano. A loro questi miei pensieri sono dedicati.